Come avere un rapporto sano con internet

Come avere un rapporto sano con internet

Credo di avere un rapporto sano con internet, di essermi riappropriata della mia concentrazione e di aver imparato a proteggere la mia privacy mentre supporto l’Europa.

Benvenuto nel mio giardino digitale nuovo di zecca, che vorrei usare un po’ per parlare della scrittura in generale, un po’ come scaffale dove tenere in ordine le mie pubblicazioni. Se sei arrivatə qui a causa delle mie squinternate avventure in Oriente, sappi che puoi leggerne ancora sul sito o iscriverti alla newsletter.

Mi sono riappropriata della mia concentrazione

In questo terzo articolo, però, voglio raccontare una storia che ha a che fare con la scrittura in modo trasversale, o meglio come sono tornata a essere più concentrata grazie a un rapporto più sano con internet.

Ricorda che questo sito, insieme a Lettere dall’Oriente, è self-hosted sul mio server personale e, per una persona poco tecnica come me, è un grande vittoria.

Bando alle chiacchiere, vediamo come ho raggiunto un certo grado di serenità digitale.

Innanzitutto:

De-googled senza pietà

Prima usavo Gmail, come la stragrande maggioranza degli esseri umani. E perché mai dovremmo essere vincolati a un solo prodotto? Crediamo che non ci siano alternative, eppure Google e internet sono due cose diverse (no, non è scontato per tutti).

Ora sono passata a Proton, Mailbox e Tuta. Ho deciso di aprire quattro account separati per usi diversi (ne ho due di Proton, con vari alias a seconda dell’utilizzo). Sono providers di email criptate e con sede in Europa (Svizzera e Germania). Pensa un po’, non mi chiedono neanche il numero di telefono per registrarmi.

Nonostante abbiano le loro app, non le ho installate sul cellulare: niente notifiche, niente tentazioni, in nome della pace mentale. Non c’è nulla che non possa aspettare uno a due giorni fino quando riaccendo il PC.

Il cloud che è mio, mio, mio

Google Drive, iCloud? Dire i fatti miei alle Big Tech? Anche no, grazie. Ricordiamoci che il cloud è semplicemente il computer di qualcun altro e gli affari miei me li tengo sul mio. Al loro posto ho installato Nextcloud sul mio server personale, così i miei dati restano dove voglio io, non da qualche parte in California. Tra l’altro essere il capo supremo del mio server mi fa provare l’ebbrezza del potere, eheh.

Navigo per i fatti miei mentre supporto l’Europa

Per navigare online mi muovo tra Vivaldi (norvegese), DuckDuckGo (americano ma fortemente orientato alla privacy) e Tor (che meriterebbe un articolo a parte per l’anonimato che garantisce), a seconda di cosa devo fare. Come motori di ricerca ho anche Qwant (Francia) e Startpage (Paesi Bassi), entrambi molto più sensibili alla privacy rispetto a quel ciuccia dati di Google. Su Vivaldi ho installato Ghostery per bloccare i tracker, cosa che DuckDuckGo fa in automatico. Tor, inoltre, anche se lento come poche cose al mondo, è il miglior browser contro il fingerprint. Niente spie, ergo niente profilazione.

Le note restano mie, come i pensieri

Vivo di note, sono praticamente un’estensione del mio cervello. Ho la mania di dover appuntare qualsiasi cosa. In realtà lo faccio a mano (più privato di così!), ma se per qualche assurdo motivo non ho carta e penna con me, uso l’app Nextcloud sempre sul mio server oppure Bear (italiana), installata localmente, quindi i miei pensieri restano dove devono restare: e cioè sul mio dispositivo, non sul PC di chissà chi.

E per viaggiare? Adieu, Google maps!

Perché mai in California devono sapere dove abito, dove lavoro, dove mangio e dove me ne vado a zonzo per il mondo? Google Maps l’ho sostituita con Here We Go (UK), che purtroppo non è FOSS. Mi piace ma preferisco la splendida Organic Maps che è open source, funziona offline e ha perfino i tracciati per la bicicletta. Me ne sono innamorata: posso mettere la modalità aereo per non farmi disturbare e non perdermi mentre me vagabondo. Incredibile, per una che si perde anche nel corridoio di casa.

Maledetto Gmail

A essere onesta ho ancora un account Gmail, me è su un telefono vecchio, assemblato (letteralmente) in un mercato cinese nel lontano 2018 e senza scheda SIM. Ci tengo il profilo Gmail perché ogni tanto spuntano antichi account dimenticati a cui mi sono iscritta una volta per qualche astrusa ragione, insieme a Telegram e Bookway che non posso abbandonare sennò non trovo posto al corso di yoga (sigh!). Comunque è un telefono “isolato” senza null’altro.

App minori

Per le attività minori uso le seguenti app:

Per i podcast Anytime Player (UK), che non richiede neanche l’iscrizione. Idem per Tricount (Belgio) fino a un massimo di tot gruppi, che uso al posto di Splitwise. Per la musica torno con le manie di potere e uso Jellyfin installato sul mio server o Soundcloud (tedesca) per le scoperte (la versione free ha la pubblicità, btw, ma non devo registrare un account per la versione base).

I social media? Ciao ciao!

Qui viene la parte più bella. Ho eliminato quella robaccia di Meta (Tiktok mai avuto) e installato Mastodon. Decentralizzato, open source, senza pubblicità e senza algoritmi che decidono cosa devo vedere. Non lo self-hosto ancora, ma potrei farlo. È una boccata di aria fresca dopo l’eccesso di dopamina e ansia (e stalking, già) indotto da anni di uso dei social tradizionali.

Una cosa di cui ci eravamo dimenticati: le fonti originali

La seconda vera svolta è stato installare un magnifico RSS feed (Inoreader, bulgaro). Metto lì tutti i feed che mi interessano e li leggo con calma, in ordine cronologico, quando voglio e senza “ti potrebbe piacere anche…”. Niente pubblicità, niente tracciamento, niente algoritmi che mi dicono cosa leggere, soprattutto niente polarizzazione.

I messaggi, tasto dolente

Ho ancora un account Whatsapp per svariati motivi, ma lo cancello e lo reinstallo a seconda dell’umore. Questa cosa che la gente ti scrive qualsiasi cosa in qualsiasi momento deve finire (parlo in primis di me stessa).

Comunque chi vuole parlarmi può scaricarsi Signal, che è un’app FOSS e attenta alla privacy, nonostante sia americana (sì, ho problemi con quel Paese lì e soprattutto con i Tech Bro che leccano il sedere giallastro di Trump).

In questi giorni l’ho spostata sul PC perché sono stufa della reperibilità costante (amici, vi amo lo stesso però). Se volete trovarmi, sono lì se il PC è acceso. Sennò, mettetevi l’anima in pace e aspettate o venite a cercarmi al baretto (tranne la mamma, a lei bisogna rispondere immediatamente, per questo ho un telefonino classico piccolino, carino, con la tastiera fisica).

Come avere un rapporto sano con internet e raggiungere la pace dei sensi tecnologici:

  • Zero reperibilità immediata
  • Zero targetizzazione
  • Zero pubblicità
  • Zero polarizzazione
  • Zero stress da social media, breaking news e stronzate varie, tipo la skin care o cosa si mettono tizio e tizia per andare a fare aperitivo.

Ora torno a leggere e a andarmene a zonzo per il mondo. La tecnologia dovrebbe servire noi, non il contrario.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi sta cercando di fare lo stesso percorso. E se hai domande, sai già dove trovarmi: tra gli uccellini di primavera. O al baretto.

Alessandra Nitti

Cantastorie e vagabonda, amo andarmene in giro per il mondo a conoscere il nostro magnifico pianeta e a raccontarlo.

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