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In viaggio da 7 anni: in solitaria fino all’incontro con l’amore

Una donna in viaggio da 7 anni, in solitaria e in compagnia. Diana Barbieri, youtuber nota come “Close to Eternity, ci scrive dall’Argentina per raccontarci la sua storia di viaggiatrice. Al momento lei e il suo ragazzo sono rimasti bloccati causa Covid-19 nel paese sudamericano mentre attraversavano l’America dall’estremo nord all’Estremo sud. 

Diana ha viaggiato in lungo e in largo sul nostro pianeta lavorando qui e lì, muovendosi in autostop, in minivan, attraversando continenti interi via terra. Una storia incredibile di un “sogno realizzato”.

In viaggio per il mondo da sette anni: la storia di Diana


Prima di partire: guadagnati il tuo sogno


A differenza di quello che molti credono, non occorre essere di famiglia benestante per vivere come nomade. Sono l’ultima figlia di tre e come tale non mi è mai stato regalato nulla, mi è stato insegnato che ciò che uno voleva doveva essere guadagnato. 

A 14 anni mi hanno regalato per il compleanno il “libretto del lavoro” (al tempo era ancora legale lavorare a quell’età) e mi hanno spedita a fare la cameriera nell’agriturismo di una cugina nei fine settimana, mentre continuavo con lo studio alle superiori. 

A 18 anni mi diplomai, presi la patente e mi buttai nel mondo del lavoro. Ho fatto di tutto… Dalla promoter in un centro commerciale, alla cassiera in un negozio di elettronica, ai più svariati lavori d’ufficio. 

Responsabile delle traduzioni in una scuola di lingue privata, coordinatrice editoriale e grafica, amministrazione, commerciale estero, interprete… Sono sempre stata il “Jolly aziendale”, quella versatile che andava bene un po’ ovunque. 

Segretamente però, sognavo una vita diversa.

Dal grigiore dell’ufficio a una vita realizzata

In questi anni ho sentito l’insofferenza verso i lavori di ufficio crescere. 

Mi svegliavo con il malumore, durante le giornate davanti al computer mi bloccavo a guardare fuori dalla finestra e sentivo di dovermi tenere sempre impegnata e sorridente per scacciare l’apatia che incombeva. 

Fu Couchsurfing il primo a darmi una spinta: ospitavo viaggiatori che mi raccontavano storie incredibili e che mi invogliavano a cambiare vita, a seguire il loro esempio. 

Il punto di rottura giunse nel mezzo della crisi economica, stanca di compromessi mi tinsi i capelli di blu e partii per il mio primo viaggio a tempo pieno, lasciandomi tutto ciò che avevo costruito negli anni alle spalle.


Viaggiare da sola: critiche e pregiudizi in Italia

La partenza ha richiesto molta più incoscienza e menefreghismo che coraggio e intraprendenza. 

Già il fatto di essere una donna che vuole viaggiare sola nel 2013, venendo da un piccolo paese di provincia, è stata una cosa da tenere quasi nascosta, una di quelle cose che si dovevano dire solo agli amici di famiglia. 

I socials esistevano ma al tempo io viaggiavo senza uno smartphone, quindi senza google traduttore, google maps, tripadvisor, uber, airbnb… Avevo una tenda, un sacco a pelo, un atlante stradale in zaino (e non vi dico quanto pesava!), uno di quei dizionari tascabili fatti con i disegni, per essere comprensibile in qualunque lingua del mondo.

Il mio primo viaggio fu con campeggio selvaggio e autostop per i Balcani e la Turchia. Paesi a maggioranza musulmana, con altre lingue parlate (inglese scarso) ed etnie che spaziavano dal turco, al curdo, all’arabo.

Per una ragazza di 26 anni con i capelli blu, già questo era da fuori di testa. 

Non c’erano pagine di altri viaggiatori sui social da usare per convincere i genitori di non essere l’unica pazza… Non si era “cool”, non si era “stars”, “youtubers”, “storytellers”. Si era, come ribattezzò mio padre con scarsa diplomazia, “una cretina”.

E anche un po’ masochista. 

E pure un’ingrata, perché avevo la fortuna di essermi costruita una vita sicura che molti avrebbero invidiato.

Però quella vita me l’ero costruita da sola, con il sudore della mia fronte, e dunque era una mia decisione se continuare a viverla o demolirla pezzo per pezzo per cambiare strada, e optai per la seconda scelta. Ma lo feci solo con l’approvazione di pochissimi amici fidati a sostenermi.

Per gli altri, ero solo fuori di testa.


Viaggiare sola: i pericoli del viaggio

Una volta partita, scoprii che tutti questi pregiudizi all’estero erano molto più moderati.  C’era un mondo là fuori, prima a me sconosciuto, di viaggiatori con lo zaino in spalla. Altre ragazze che viaggiavano sole, anche in autostop. 

C’era una piccola community fatta di solidarietà, di cui ignoravo l’esistenza. Ma c’erano anche i pericoli. Specie come autostoppista, ci sono alcune tacite precauzioni da prendere. 

Fotografare la targa del veicolo, non salire in un’auto in cui la forza fisica sia sbilanciata (esempio, se sei una donna sola non salire in un mezzo con due uomini), mai dire dove si sta andando bensì chiedere al guidatore dove stia andando lui, mai fare autostop quando si avvicina la sera. Ma ce ne sono moltissime altre. 

Io per esempio giravo con un teaser elettrico, avevo appreso le basi dell’autodifesa per due anni e facevo attenzione che non ci fosse mai nessuno seduto sui sedili posteriori (possono puntarti un coltello alla gola con facilità da dietro).

Insomma, bello lo spirito dell’avventura, ma sempre consapevole e attenti. 

Che poi in realtà, mi sento di spezzare una lancia per sfatare un pregiudizio: le uniche due volte in 7 anni in cui sono stata in pericolo in quanto donna, la minaccia non è arrivata da uno sconosciuto, ma nel primo caso da un compagno di viaggio e nel secondo caso da quello che credevo essere un caro amico. 

La verità è che è statisticamente più probabile che il tuo nemico sia una persona vicina a te, più che una figura di passaggio nella tua vita. 

Sia perché la persona ha il tempo di studiarti e pianificare l’attacco, sia perché sentendoti al sicuro tu sei più rilassata e a guardia più bassa.

Quindi non dico di andarsela a cercare buttandosi in situazioni a rischio incoscientemente, ma allo stesso tempo è inutile cercare di vivere sotto una campana di vetro, perché può capitare in qualunque contesto e con chiunque. 

Il viaggio non mette necessariamente più a rischio di restare in casa.


Da quale posto iniziare per un viaggio in solitaria

Non c’è un Paese migliore dell’altro dal quale iniziare. Ci sono città e Stati che si trasformano moltissimo da una zona all’altra. 

Io vi dico: informatevi con dell’anticipo su dove andate e seguite (fino a un certo punto) i consigli di mamma e soprattutto seguite il vostro istinto. 

Se una strada è scarsamente illuminata, non entrateci. 

Se una strada ha molti pezzi di bottiglia rotti per terra, o gente che vi fissa come se foste un bel fenicottero rosa appollaiato nel parcheggio di una fabbrica, non entrateci. 

Ma non vi dirò mai a prescindere “QUEL paese è pericoloso” perché anche quel paese è sicuramente abitato da donne e avrà sicuramente persone che hanno vissuto belle esperienze e che si sono sentite al sicuro lì. 

In generale tengo un extra occhio aperto nelle città grandi ed evito i quartieri tipo bronx o quelli portuali. 

Anche attenzione alle città di frontiera se dividono due paesi con grande disparità di ricchezza o con rapporti non idilliaci.


Dall’Europa al Sud Est Asiatico senza aerei: quali posti ho preferito

Finito il viaggio nei Balcani ho percorso da Mosca a Bali via terra, senza aerei. 

Anche lì, nessuno smartphone, ma per metà circa del mio percorso sono stata affiancata da Marco, che avevo nel frattempo conosciuto. 

L’Asia è bella tutta ma ci sono stati episodi che mi hanno fatto amare alcuni paesi. 

Il Laos è stato selvaggio, al tempo aveva poco turismo ed era quindi molto “vergine”.

Sono stata la prima viaggiatrice ad aver attraversato il confine di Mae Sot e a entrare in Myanmar via terra, raggiungendo così Yangon in bus. 

La polizia è salita su quel bus a controllarmi il passaporto 16 volte, ogni mezz’ora circa, perché non ero autorizzata a scendere fino alla destinazione finale… Viaggiavo sola lì, è stata un’esperienza che non dimenticherò, mi sono sentita come una vera pionera esploratrice. E il Myanmar è una terra affascinante. 

Anche la Tailandia e l’Indonesia sono rimaste nel cuore.  Ma, ripeto, l’Asia è bella tutta.

La decisione di attraversare il mondo dal suo punto più a Nord a quello più a Sud

Dopo aver trascorso due anni viaggiando e lavorando per Australia e Nuova Zelanda con i visti vacanza-lavoro, avevamo messo da parte abbastanza soldi per affrontare il viaggio on the road più lungo di tutti: il continente Americano. 

È un viaggio molto caro (ben più del continente Asiatico) e che impiega mediamente da 2 a 4 anni di viaggio itinerante (senza contare quindi interruzioni per lavorare). 

Unire i due punti più a nord e più a sud del pianeta raggiungibili in auto è un’idea romantica che aveva iniziato a formarsi in Oceania, e che ci dava il giusto incentivo per lavorare fino a 70-75 ore a settimana (ci siamo reinventati cocktail bartenders in terra australe, ottenendo anche un discreto riscontro nel settore e lavorando per Hotel 5 stelle, zone Vip del Casinò e Distillerie di Whiskey famose a livello mondiale).

È un viaggio che necessita del suo tempo, e per non avere vincoli abbiamo acquistato un van a Miami, da dove siamo partiti, e l’abbiamo convertito a camper. 

Da lì abbiamo guidato fino a Québec (Canada), Prudhoe Bay (Alaska, oltre il circolo polare artico), e da lì fino a Ushuaia (Patagonia Argentina) seguendo la costa Pacifica, conosciuta come la “Strada Panamericana”. 

Un viaggio che a oggi conta 2 anni e 82.000 km e che ci trova al presente bloccati in quarantena a Trelew, sulla Costa Atlantica in direzione Buenos Aires.


Viaggiare in due: i pro e i contro

Come pro c’è sicuramente il fatto di dividersi il “lavoro” da fare. 

Uno dei due pensa a informarsi per le questioni burocratiche di visti e logistica dei trasporti e degli alloggi e l’altro si occupa di cosa visitare, per esempio.

C’è sempre uno dei due più ferrato dell’altro sulle lingue e sulle relazioni umane, mentre l’altro è magari più pratico e tecnico su aspetti che comportano forza fisica (esempio: riparare un guasto meccanico a un veicolo). 

L’essere in coppia aiuta molto anche nei momenti di solitudine, di nostalgia di famiglia e amici, e anche se uno dei due si sente male, avere qualcuno che si prenda cura di te è un grande vantaggio.

Per i contro… La mancanza di privacy e di spazi personali spesso può guastare il rapporto. 

Bisogna essere MOLTO in sintonia perché la cosa funzioni. 

Oserei dire di avere moltissimi amici nella vita, ma che le persone con cui viaggerei si contano sulle dita di una mano.


Quando viaggi così tanto, “casa” te la scegli tu

Mi verrebbe da dire che il luogo che reputo “casa” è il nostro van, mi verrebbe da dire anche la mia amata Mantova, ma la verità è che la mia casa con gli anni è diventata Marco. 

Dopo tutte le avversità passate insieme, anche un’indipendentista convinta come me ha dovuto arrendersi al fatto che viaggiare senza di lui non avrebbe lo stesso sapore… Forse, non avrebbe nemmeno senso. 

Il luogo fisico in cui siamo non importa, i comfort e le abitudini men che meno, ma chi mi fa sentire a casa è lui. 

Non c’è spiaggia, montagna o città che regga il confronto con l’essere matti… In due.

Il viaggio continua! (Dopo il covid-19)

Tutta questa faccenda del covid-19 ha stravolto le vite di noi viaggiatori tanto quanto quelle di chi aveva una casa fissa. 

Riteniamo improbabile proseguire nel breve termine con il nostro viaggio, sarà necessaria una sospensione temporanea… Dove e come, lo stiamo ancora valutando. 

Più che altro occorre capire quali sono le nostre opzioni, perché tra gli scarsi voli di rimpatrio e le follie burocratiche per lasciare il mezzo fermo in un paese straniero senza una data precisa di rientro, stiamo uscendo di testa. 

Anche lavorare come cocktail bartenders è diventato impossibile, una stagione a Ibiza era nei progetti futuri al termine di questo viaggio nelle Americhe, e dovrà essere accantonata per il momento. 

Stiamo concentrando le nostre energie sui nostri socials, in particolare su youtube. 

Non eravamo assolutamente pronti a un passo del genere, ma gioco forza dovremo arrangiarci e reinventarci per l’ennesima volta.


Segui Diana e Marco sui loro canali!

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