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Viaggio in Vietnam: Tam Coc

di Giampaolo Nitti instagram @iviaggidelpelato_

Cara sorella, spero tu stia bene e sia felice dall’altra parte del continente. Mi hai scritto chiedendomi di raccontarti qualcosa sul mio viaggio nel sud est asiatico, più in particolare sul Vietnam. Dopo una lunga riflessione ho deciso di parlarti di Tam Coc.

Viaggio in Vietnam: Tam Coc. Viaggiare in solitaria non significa viaggiare soli

Tam Coc è una piccola località turistica situata nella provincia di Ninh Binh, a circa un centinaio di chilometri a sud di Hanoi.

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Sono arrivato a Tam Coc con un bus partito da Ha Long city, città famosa in tutto il mondo per la sua incantevole baia. A bordo rincontro Jordi ed Eloi, due ragazzi di Barcellona conosciuti qualche giorno prima nella giungla e con i quali tuttora ci sentiamo e ci vediamo. Sul bus abbiamo molto più tempo di chiacchierare e quindi ne approfitto per farmi sommergere di racconti del loro viaggio. Mi incuriosisco subito del loro itinerario e scopro che molte delle località che sono interessati a visitare sono le stesse che voglio andare a vedere anche io. Una cosa che mi colpisce molto è la loro maniacale organizzazione dei tempi di viaggio, a differenza mia che avevo ben chiaro dove andare ma né come né quando.

Inizio a riflettere, prendo la cartina, il calendario e penso che forse era arrivato il momento di iniziare a fissarmi anche io degli schemi cronologici, altrimenti sarei finito per non vedere molte cose. Così mi metto ad organizzare la tabella di marcia dei giorni seguenti e studiando la situazione mi viene in mente che Lorena, una ragazza di Barcellona conosciuta a Vientiane, capitale del Laos, sarebbe dovuta essere a Tam Coc proprio in quei giorni. La contatto per chiederle se ci fossimo riusciti ad incontrare per un rapido saluto. Lei mi spiega che quella notte sarebbe partita con un treno e che quindi c’era la possibilità di poterci incontrare. Ritorno all’organizzazione del mio viaggio e terminata la bozza ricomincio a chiacchierare con i ragazzi e fra un discorso e l’altro si inserisce nella conversazione una certa Aviva, ragazza statunitense che vive a Madrid da 15 anni, il quale nome deriva dalla parola ebraica ” primavera “.

Arrivo a Tam Coc

Arrivati a Tam Coc ci separiamo e ognuno di noi si incammina nei vari alloggi per fare i check-in. Io mi dirigo verso il mio B&B: all’inizio sbaglio strada e senza volerlo sto quasi per entrare nella cucina di un ristorante, ma dopo un paio di minuti di esitazione capisco dove andare: poco più avanti infatti c’è un muro fatto di blocchi di cemento con un’apertura larga circa un metro che sbuca in un sentiero di terra circondato da recinzioni ed erba alta, “ ma  siamo sicuri?! “ penso fra me e me.

Giunto al B&B, faccio il check-in, mi lavo ed esco subito. Arrivato in riva al lago, pronto ad avviare la mia esplorazione, incontro di nuovo Eloi, Jordi e Aviva che avevano deciso di visitare il posto insieme e mi invitano a mangiare un boccone al volo con loro, erano circa le tre e avevamo tutti una grande voglia di andare in giro, quindi ci sediamo al primo ristorante all’apparenza decente e mangiamo qualcosa. Passiamo quel poco di tempo al tavolo con un’enorme mappa aperta e una penna in mano, è chiaro che ormai il team è fatto: si sta insieme. Finito di rifocillarci noleggiamo due “bellissimi” scooter e ci avviamo alla Bird Valley.

La Bird Valley di Tam Coc

Sono stato io ad insistere tanto dato che volevo assolutamente vedere il rincasare degli uccelli al tramonto. Raggiungiamo il parco, parcheggiamo gli scooter ed entriamo. Devo dire che è molto bello anche se nulla di eccezionale, presenta un lago al centro e la giungla intorno, quello che lascia attoniti sono le dimensioni, infatti basta allontanarsi un po’ dal lago che ci si ritrova nella selva ed è possibile camminare potenzialmente all’infinito. Per questo motivo consiglio sempre alle persone poco esperte come me, di ricordare o, ancora meglio, di segnarsi i punti di riferimento e soprattutto di non lasciare mai il sentiero tracciato!

Ad ogni modo raggiungiamo il “ bird observation point” e, anche se la luce era alta e di uccelli ce ne erano veramente pochi, io inizio a scattare diverse foto. Dopo pochi minuti allontano l’occhio dall’obbiettivo e i ragazzi non c’erano più, “ e che cazzo!! “ mi son detto, ma immediatamente mi ricordo che le chiavi di uno dei due scooter ce l’ho io e che quindi senza di me nessuno se ne va da lì. Decido così di incamminarmi nel cuore del parco, sereno faccio qualche altro scatto ma con un occhio sempre attento nel caso dovessi scorgere i ragazzi da qualche parte così da poterli raggiungere.

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In Vietnam il sole tramonta in pochissimi minuti

Senza accorgermene la quiete mi assorbe e in men che non si dica il sole è quasi del tutto calato, al posto suo arriva una fitta nebbia e io sono abbastanza lontano dall’entrata. Dico fra me e me “ ancora 100 metri e mi giro”, poi di nuovo “ ancora 100 metri e poi torno indietro”, e ancora “ svolto qui ma poi me ne vado”, e quando il buio sta per incombere del tutto e io sono deciso a tornare indietro per andare ad aspettare i ragazzi agli scooter, ecco che oltre gli alberi, accanto a un ruscello, in cima a un cumuletto di terra, scorgo tre sagome: sono loro. Li raggiungo e tra un “ ma dove eri finito?!” e un “ ma dove eravate andati voi?!” scopro che sono riusciti ad assistere allo spettacolo del rientro in volo degli uccelli al tramonto, maledetti!! Dopo qualche scambio di battute rientriamo al villaggio, facciamo un aperitivo e andiamo a cenare in una pizzeria, proprio così, una pizzeria, questo perché i ragazzi avevano saputo che non avevo mai mangiato la pizza con l’ananas e ci tenevano a battezzarmi. L’ho provata e vuoi sapere una cosa? Non è male!

Scivolare tra le risaie a Trang An

Il  mattino seguente mi alzo di buon ora e raggiungo i ragazzi a un caffè, faccio colazione e intanto  contatto di nuovo Lorena per sapere se fosse già a Tam Coc: mi dice che sarebbe arrivata qualche ora dopo, quindi confrontiamo le nostre tabelle di marcia e ci accorgiamo che non coincidono. Purtroppo nessuno dei due, essendo in compagnia di altre persone, se la sentiva di modificare l’itinerario per forzare un incontro sfuggente, quindi ci rassegniamo al fatto che non ci saremmo incontrati mai più in Asia ma ci promettiamo di rivederci qui in Europa ( cosa successa tra l’altro).

Finisco la colazione e insieme ai miei compagni monodose ci dirigiamo verso gli stalli delle barche a Trang An per fare un boat tour tra le risaie. Il bello di questo tour è che le barche sono davvero piccole, con un massimo di quattro posti più uno per il pagaiatore, quindi c’è un’ atmosfera intima e rilassante.

Fare un tour in barca tra le risaie è davvero bellissimo, sei circondato di acqua bassa, erba alta e ogni tanto scorgi qualche contadino intendo a pulire l’argine del fiumiciattolo, e se è vero che ad ottobre assisti alla raccolta del riso tra immense vallate dorate, essere a bordo di una barchetta che naviga fra promontori ricoperti di vegetazione e fitte risaie color smeraldo non è certo da meno.

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In zattera tra le risaie

I tour in barca a Trang An

Devi sapere, a tal proposito, che i tour da fare in barca a Trang An sono di quattro tipi diversi: il primo è il più gettonato, a mio parere perché è quello più instagrammabile, mentre gli altri tre variano in base al prezzo e alla durata. Noi abbiamo scelto il tour numero tre, questo perché lo abbiamo ritenuto il più completo, infatti abbiamo navigato per tre ore tra formazioni di rocciose ricoperte di selva, all’interno di gallerie naturali e infine abbiamo fatto diverse soste in altrettanti templi. Una tappa in particolare mi ha colpito: dopo essere scesi dalla barca e aver fatto omaggio all’ennesimo tempio, ci siamo diretti verso l’entroterra. Pioveva a dirotto da un pezzo ma non ce ne importava, quindi seguiamo il sentiero e fra le risaie troviamo la carcassa di un aereo che era stata posizionata per girare la scena di un film che ora, a dirti la verità, proprio non ne ricordo il titolo.

Un mini ristorante asiatico tra le risaie

Proseguendo troviamo invece un’altra risaia con delle capanne fatte in fieno e degli uomini con stravaganti abiti rossi: era la riproduzione degli insediamenti ancestrali della zona.  Terminato il giro raggiungiamo la nostra barchetta e completiamo il tour, dopodiché ci dirigiamo ai nostri scooter e ci avviamo verso la prossima destinazione, il “Mua cave”. Pioveva ancora molto e siccome al Mua cave si va principalmente per vedere il panorama dall’alto, abbiamo pensato che se ci fossimo fermati per mangiare avremo guadagnato un’oretta e magari sarebbe tornato il sole. Eravamo in mezzo alle campagne quando ci imbattiamo in un ristorante, a dire il vero ci vuole tanta immaginazione per poterlo definire tale: era una sorta di garage di cemento, ai lati delle pareti c’erano delle enormi cristalliere impolverate con all’interno una miriade di oggettini di plastica in vendita, pavimento di cemento vivo e tre, dico tre, tavoli in plastica. Intorno a noi ettari ed ettari di nulla: era perfetto!

Arriva una signora sulla quarantina, ci porta i menù e ci fa scegliere, decidiamo cosa mangiare e lei, capito cosa volevamo, annuisce, esce dal garage, sale su uno scooter e se ne va. Noi restiamo basiti, non capiamo. Dopo circa dieci-quindici minuti ritorna con una busta contenente, credo il nostro cibo, ci sorride e va sul retro ( secondo me era andata a un mercato vicino per comprare gli ingredienti del nostro pranzo). Dopo poco ci porta il pranzo: in una immensa zuppiera c’era quella che posso definire senza molti sforzi tra le zuppe di carne e verdure più buone che abbia mai mangiato in vita mia. Una volta finito di mangiare il sole torna  splendere, ormai era tempo di proseguire la nostra visita, ma prima decido di fare una rapida tappa al bagno. Chiedo alla direttrice del ristorante di indicarmelo e lei mi ci accompagna: prendiamo una porta che dà in un soggiorno dove c’erano un uomo (credo il marito) e una bimba (credo la figlia) coricati sul divano a guardare la tivvù, lo attraversiamo e finiamo in un corridoio largo circa un metro e lungo circa due con una porta aperta in fondo che dava nelle campagne e una porta sulla sinistra a circa metà altezza, apro la porta e il bagno era lì: minuscolo, lercio e con dentro tutti gli effetti che chiunque possiede nel bagno di casa propria, mi faccio una risata, piscio e ritorno dai miei amici. Raccogliamo quindi le ultime cose e, dopo aver ringraziato affettuosamente la gentilissima donna, ci dirigiamo in scooter al Mua cave.

Il Mua Cave, una delle attrazioni più famose

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Il Mua cave è una delle attrazioni più famose di tutta la provincia di Ninh Binh, infatti solo da lì è possibile godere del panorama di Tam Coc dall’alto. Arrivare in cima è relativamente semplice visto che è stata costruita una lunghissima scalinata per agevolare la salita ai turisti. Una volta su ci si può deliziare della vista all’ombra di un classico gazebo in stile asiatico affiancato da un cumulo di rocce enormi con sopra posizionata la statua di un lunghissimo drago. Chiaramente i miei compagni di viaggio non potevano essere più equilibrati di me e quindi senza tanti complimenti iniziamo ad arrampicarci sulle rocce per raggiungere il punto più alto della cima, proprio a fianco al drago. Non è stato per nulla sicuro siccome per farlo ci siamo dovuti esporre a diverse centinaia di metri di vuoto, quindi ti consiglio di non provarci!

La bellezza di Tam Coc

Essere lì ti fa sentire sul tetto del mondo, la vista ti toglie il fiato: di fronte a noi montagne verdissime, al centro una gola con un fiume che scorre dolcemente, le barche che vengono cullate dall’acqua e le risaie che non possono mancare. Mentre ammiro il panorama assorto nel mio personale momento di quiete, una voce attrae la mia attenzione: “ scusami, puoi spostarti…. devo fare una foto”, subito rispondo di sì e faccio per scendere quando mi ricordo di essere in Vietnam e nessuno che non  mi conosce e che non mi sente parlare, può capire che di 196 stati sovrani io provenga proprio da quello italiano, quindi mi fermo e guardo meglio: è Lorena. Rotolo giù e correndo la raggiungo per abbracciarla, incredulo quanto felice visto che avevamo parlato a lungo ed effettivamente sarebbe stato davvero difficile incontrarci. Il viaggio però deve proseguire e dopo una rapida chiacchierata, insieme ai miei compagni torniamo giù per avviarci al villaggio.

Ormai si è fatto tardo pomeriggio e il sole sta tramontando, quella notte io, Eloi e Jordi saremmo partiti alla volta di Hue, l’unica città oltre Hanoi ad essere stata capitale del Vietnam per un breve periodo, mentre Aviva che inizialmente vuole restare ancora a Tam Coc, deciderà da lì a poco di seguirce. Arriviamo al villaggio e ci separiamo, io partirò con un treno notturno dalla stazione di Ninh Binh mentre gli altri con uno slipper bus, quindi torno al mio B&B, preparo lo zaino e prenoto un taxi che mi porterà alla stazione dei treni, mangio un boccone e in attesa che mi venga a prendere resto con la host e la sua famiglia a chiacchierare un po’. Credo di esserle stato molto simpatico perché mi ha chiesto di tornare un giorno, così da portarmi con lei nel suo campo per raccogliere il riso insieme.

Alle 21.00 puntuale come un orologio svizzero arriva il taxi che mi porta in stazione e mentre aspetto che arrivi il treno mi si avvicina un bambino sui  10 anni che vuole parlare con me. Questa situazione è molto comune in Vietnam, questo perché credo sia fortemente riconosciuta l’importanza della lingua inglese, quindi durante il periodo di vacanze i ragazzini si avvicinano spesso ai turisti per praticarla. Devo dire che come le altre volte sono molto imbarazzato, io alla fine lo parlicchio ma di certo non mi sento in grado di poter essere utile a tal punto da permettergli un perfezionamento della sua conoscenza linguistica. In ogni caso per evitare di sembrare scontroso accetto di conversare un po’ con lui e alla fine a dire il vero abbiamo parlato un bel po’, credo finché non sia arrivato il treno, lui mi ha raccontato di sé e della sua famiglia, ama il calcio e tifa la juve ( vai a capire il perché). Intano si fanno le 22.00, arriva il treno e salgo a bordo, la cuccetta non era minimamente paragonabile a quelle europee: letti comodissimi, tavolinetto con abajour, acqua, birra e colazione in omaggio, insomma a confronto sembrava un hotel a 5 stelle, e pensare che per circa 12-13 ore di viaggio ho pagato non più di 13 euro.  

Le porte si chiudono, il capotreno fischia e le ruote iniziano a girare.

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