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Viaggio in Gansu, Cina Occidentale

Dopo 19 ore di viaggio e una (quasi) bella dormita nella cuccetta di un treno, mi sono risvegliata a Lanzhou 兰州, la città più inquinata del pianeta e capitale del Gansu 甘肃, schiacciata tra due catene montuose e distesa lungo il bronzeo Fiume Giallo 黄河. Antica città commerciale sulla Via della Seta, è tutt’ora un crocevia di diverse culture con le sue moschee e gli Hui 回民 – l’etnia musulmana – i templi lamaisti, le grotte buddhiste e, soprattutto, il triste, squallido aspetto tipico delle città cinesi contemporanee.

Lanzhou: il fiume giallo e le grotte di Binglisi nel canyon di Liujiaxia

Lanzhou: la città più inquinata del pianeta

È trafficata e caotica, la gente schiamazza e i clackson strombazzano senza sosta. Ho rischiato più volte di essere investita, mi è stato vietato di entrare nella moschea e mi sono persa in un desolato museo di steli (Lanzhou Forest of Steles) dove non trovavo più l’uscita. Insomma, una città cinese a tutti gli effetti, senza occidentali, con pochi negozi e locali alla moda. Così diversa dalle grandi Pechino, Shanghai, Canton.

Vista della collina della pagoda bianca dalle sponde del Fiume Giallo

Dopo un po’ di ricerche ho trovato l’incoraggiante cartellino “exit” del museo e ho passeggiato nel secco paesaggio alle spalle del parco pubblico (Parco della Montagna della Pagoda Bianca) – ricostruito, quest’ultimo, con templi finto-antichi per la gioia dei turisti. Ho camminato sulla terra polverosa puntellata di piccoli arbusti, nell’arida natura del Gansu, questa poco abitata provincia occidentale, magnifica, con la sua forma oblunga che va dallo Xinjiang a nord-ovest, dove si perde tra depressioni, deserti e mitiche grotte buddhiste che per secoli hanno custodito gioielli letterari e artistici; al povero Henan a est e al florido ma torrido Sichuan a Sud-est, accarezzando ad Ovest il magnifico Qinghai con l’omonimo lago, proprio ai limiti dell’altopiano tibetano, un posto nel quale trovare cammelli e yak, uccelli di tutti i generi, il leopardo delle nevi e le sorgenti dei tre più grandi fiumi asiatici: Fiume giallo, Fiume azzurro e Mekong.

La moschea di Lanzhou di notte

 

La moschea di Lanzhou

 

La montagna della pagoda bianca

La sera mi hanno raggiunta un paio di amici e, grazie all’invito di una signora cinese, ci siamo ritrovati in un ristorante dove abbiamo potuto assaggiare gli squisiti piatti del Gansu (a base di carne di capra) e un buonissimo tè aromatizzato con uvetta, giuggiole e scaglie di zucchero (il Babao Cha 八宝茶: il tè degli otto tesori).

Le grotte buddhiste di Binglisi

Abbiamo alloggiato in un ostello che offre posti letto in capsule “spaziali” azzurre, così che ognuno abbia la propria privacy. La mattina seguente sveglia alle cinque per correre alla cittadina di Liujiaxia, a un’ora di autobus da Lanzhou, dove siamo montati in un piccolo scafo che solcava le acque del Fiume Giallo per portarci alle grotte di Binglingsi 炳灵寺, attraverso uno scenario mozzafiato tra le montagne brulle che circondano l’ampio letto del corso d’acqua e pare si innalzino direttamente da esso. Siamo nel grembo della civiltà cinese: la mamma della Cina, come chiamano il Fiume Giallo da queste parti.

Leggi anche delle grotte di Longmen nella Cina Centrale

La natura arida del Gansu

 

Navigando sul fiume Giallo

 

Le gotte di Binglisi

Le grotte di Binglingsi risalgono principalmente al periodo Tang, sebbene i lavori fossero iniziati sotto i Wei e continuati con i Song e i Ming. Oggi i giganti Buddha in piedi o sdraiati sono ben conservati, insieme ad alcuni affreschi. Oltre al Buddha che dorme e a quello che troneggia sulla valle, solo poche altre nicchie sono visitabili, ma è possibile acquistare un biglietto d’ingresso per ammirare quelle speciali, in cima a una ripida scalinata sul fianco della collina. Dopo la visita alle grotte, un furgoncino ci ha portato a un tempio taoista con tanto di monaco il quale, non molto distaccato dai beni mondani, mi ha riempito di complimenti. Anche qui la stessa, surreale natura, dossi gialli e secchi e pochi cespugli nati dalla terra arida; le bandiere dei cinque elementi sventolavano, gli incensi, i gong, la pace, le montagne, il fiume e, soprattutto, l’aria respirabile, regnavano in quella valle nascosta tra le colline.

Il Buddha sdraiato nelle grotte di Binglisi

Un tempio taoista tra le grotte

Un rientro pericoloso: navigando sul Fiume Giallo

Al rientro eravamo in ritardo e l’innervosito pilota dello scafo, con la musica da discoteca a palla, ha deciso di tentare la sorte – la nostra – e di schizzare come un pazzo sulla superficie del fiume, schiantandosi contro le onde degli altri scafi. Insomma, da bravo cinese ha fatto perdere la pace e la bellezza del luogo in un attimo.

Lanzhou non è per nulla un posto turistico, il prezzo di tutto è dimezzato rispetto alle altre metropoli cinesi, in pochi parlano inglese. La maggior parte di noi conosce solo le grandi città, proiettate verso il futuro, ma Lanzhou segue sonnolenta le sue sorelle maggiori, in un nulla inquinato e squallido, che per controbilanciare propone cibo spettacolare e piccole gemme nascoste (come le grotte di Binglingsi e il monastero di Labrang) senza il solito affollamento dei famosi siti turistici.

Sopravvissuta alla furia del pilota

Cosa vedere a Lanzhou:

  • Montagna della Pagoda Bianca;

  • Parco della turbina d’acqua;

  • Ponte Zhongshan;

  • Museo Provinciale del Gansu;

  • Moschea di Xiguan;

  • Tempio taoista di Baiyun.

Cosa vedere nei dintorni:

  • Grotte di Binglingsi;

  • Monastero tibetano di Labrang a Xiahe;

  • Cittadina tibetana di Langmusi.

Ottobre 2016

Il viaggio continua in Tibet Amdo! Xiahe e LangmusiHuanglong e Jiuzhaigou

 

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