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Una settimana sull’altopiano tibetano in Gansu

Sul tetto del mondo: Tibet Amdo  – Cina (parte prima)

3131,2 km dopo…

Sono in aereo, dopo 3131,2 km percorsi via terra in nove giorni. Nove giorni, di cui uno più bello dell’altro, su, su fino in Paradiso.

Da Lanzhou 兰州, capitale del Gansu 甘肃, abbiamo raggiunto in autobus la prefettura tibetana autonoma Xiahe 夏河, a 3000 metri sul livello del mare, un’incantevole cittadina abitata in maggioranza da tibetani, ma con le bandiere della Repubblica Popolare cinese. Non sia mai ci dimenticassimo di dove siamo…

In Tibet! A Xiahe

In Tibet!

Sembrava di essere finiti indietro nel tempo, noi unici stranieri su quelle strade percorse da yak e capre, monaci in tunica rossa e cittadini in abiti tradizionali con le guance bruciate dal sole dell’altopiano. Eravamo in Tibet! Anche se Lhasa e l’Everest erano lontanissimi e politicamente eravamo nella provincia del Gansu, è stato un sogno che si è realizzato.

     

A Xiahe abbiamo visitato l‘immenso monastero di Labrang 拉卜楞寺, meta di pellegrinaggio buddhista, con i suoi stupa bianchi, le scuole, i templi che odorano di capra per le lampade che bruciano il grasso di questo animale (e di yak), e i Buddha, le Tara, gli Avalokitesvara, le ruote della preghiera, le khate (sciarpe votive bianche o gialle appese attorno ai simboli sacri o ai Tanka in segno di venerazione), bandiere dei colori dei cinque elementi, pellegrini che si prostravano o giravano le ruote della Preghiera… tutto quello che si può immaginare del Tibet.

Sull’altopiano tibetano: la prateria di Sangke, a Xiahe

Il pomeriggio ci siamo diretti verso la steppa di Sangke 桑科, senza alberi né alture, solo una distesa d’erba dorata. Lì abbiamo cavalcato, mangiato cibo locale, ballato attorno al falò con dei giovani pellegrini venuti da Lhasa, bevuto la loro grappa, arrostito dei cosciotti di capra e, cosa più spettacolare di tutte, abbiamo potuto godere di un cielo pieno di stelle e senza luna, così pulito, così terso e vicino da poter vedere con nitidezza la Via Lattea. Credo di non aver mai visto un cielo così. A festa (improvvisata) finita, lo Shifu – l’autista – e un suo collega ci hanno riaccompagnato in ostello cantando per noi canzoni tibetane.

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Vagando per il Tibet Amdo

La mattina seguente siamo partiti alla volta di Langmusi 郎木寺, altra cittadina tibetana al confine tra Gansu e Sichuan, con una “baoche” 包车, il blabla car cinese guidato da un autista professionista che spavaldamente aveva una foto del Dalai Lama in macchina. Mi ha raccontato di aver lavorato per dieci anni a Dharamsala, cittadina dove risiede il capo religioso ed ex-politico del Tibet, in esilio dal 1956 con i suoi seguaci. Il simpatico autista di Dharamsala si è fermato per farci ammirare la bellezza dell’altopiano, i suoi laghi e le migliaia di bandierine colorate sospinte dal vento che spandono sul mondo le preghiere e le benedizioni impresse su di esse.

Solito incidente verso Langmusi

Io devo non averle ricevute perché, saltellando sull’erba bruciata dall’alta quota, sono inciampata in un groviglio di fil di ferro e ho preso una brutta storta, richiamando l’attenzione di una decina di cinesi che mi hanno curato a modo loro, cioè ficcando il mio piede in un sacchetto di plastica e versandovi dentro quattro litri d’acqua. Non so se sia stato merito dell’efficacia di questo metodo o della flessibilità delle mie articolazioni, ma la caviglia, dopo il primo giorno passato a zoppicare, non mi ha più dato problemi.

In ogni caso, siamo arrivati a Langmusi, disordinata e non particolarmente bella. Per di più l’ostello lasciava molto a desiderare con le sue docce direttamente sui bagni alla turca e una proprietaria aggressiva. Anche qui abbiamo respirato aria pulita – cosa insolita per chi vive nelle metropoli cinesi – visto da vicino gli yak che passeggiavano per le strade e mangiato cibo locale. Langmusi ci è servita soprattutto perché il giorno dopo, in autobus, la mia amica cinese ha stretto amicizia con una cantante tibetana e moglie di un autista. E questa è stata la svolta del viaggio. Una famiglia locale ci ha invitato a passare la notte da loro! A pagamento, s’intende, ma economico.

Continua…

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