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Scrivere: punto di vista e narratore

Ogni storia, lunga o corta che sia, ha bisogno di un punto di vista e di un narratore adatti. Non tutti vanno bene, bisogna sceglierli con accortezza in base a ciò che vogliamo esprimere. Come capire quale è il modo migliore per narrare la nostra storia? In questo capitolo cerchiamo di districare la matassa della focalizzazione, del narratore e della persona.

Scrivere: punto di vista, narratore e persona. Quale è il più adatto alla mia storia?

Negli articoli precedenti abbiamo:

  • Imparato a creare un’idea
  • Steso almeno 7 incipit
  • Creata una rosa di personaggi ben dettagliati
  • La nostra scrivania è pulita, il telefono nell’altra stanza spento o in modalità aerea, il nostro cervello è pronto e produttivo. Non ci resta che iniziare a scrivere sul serio!

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Prima di cominciare, però, ci troviamo davanti a un dilemma: chi è la voce narrante? In che persona voglio scrivere? Il narratore sa tutto o vede solo ciò che succede?

La scelta della focalizzazione e del punto di vista non va fatta a caso: ci sono alcune storie che funzionano alla meraviglia con un certo tipo di narrazione ma che sono un fallimento con un’altra. E allora andiamo a vedere i vari tipi di”focalizzazione” e di “persona”.

La focalizzazione 

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Scrivere è come la vita: cercate di compiere sempre le scelte giuste

La focalizzazione è la voce narrante, colei che ci dice cosa sta accadendo tra le pagine del libro. Tradizionalmente possiamo scegliere fra tre tipi:

  1. Focalizzazione zero: il narratore ha una visuale illimitata e sa tutto di tutti, di ciò che è accaduto o che accadrà: conosce dettagli e avvenimenti sconosciuti ai vari personaggi. Il narratore, quindi, è onnisciente. Sono di questo tipo soprattutto i romanzi ottocenteschi.
  2. Focalizzazione interna: il narratore è interno e ha una visuale parziale. Ovvero essendo “dentro” a un personaggio, viene a sapere di ciò che accade in contemporanea con lui. In pratica, raccontiamo la storia ai lettori attraverso gli occhi di un personaggio (narrazione interna fissa) o attraverso quelli di molti (narrazione interna multipla”). 
  3. Focalizzazione esterna: il narratore è un semplice spettatore di ciò che succede, come se stesse guardando un film e ci racconta ciò che vede, senza saperne di più dei personaggi e senza conoscere i loro pensieri.

Che tipo di narratore scegliere

Anche in questo caso c’è l’imbarazzo della scelta e tutto dipende dal tono che vogliamo dare alla nostra storia.

1.Se desideriamo concentrarci non solo sulla trama ma anche sulle emozioni del protagonista centrale, il “narratore protagonista” è ottimale. Che sia in prima, seconda o terza persona, noi vediamo il mondo solo dagli occhi del personaggio prescelto. La vista può essere limitata sull’esterno, ma è ampissima sull’interno. Insomma, come tutti noi vediamo il mondo tramite i nostri occhi e possiamo conoscere davvero solo i nostri pensieri ed emozioni. Fanno parte di questa tecnica narrativa alcuni romanzi quali La Divina Commedia di Dante e Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo.

2.Se invece la voce narrante è in prima persona ma appartiene a un personaggio secondario che narra le vicende altrui come se fosse un testimone oculare si parla di “narratore testimone”. Hanno adottato questa tecnica molti grandi autori, come Thomas Mann nel suo Doktor Faustus (la storia di Adrian Leverkuen è narrata dal suo amico Serenus Zeitblom) e Charlotte Bronte in Cime Tempestose (la vicenda di Heathcliff e Catherine è raccontata dalla governante di famiglia al nuovo inquilino).

3.Se vogliamo semplicemente raccontare senza coinvolgere nessun personaggio in particolare, useremo allora il “narratore impersonale” che si limita a raccontare ciò che è, a darci la verità assoluta dei fatti senza intromissioni personali da parte dei personaggi. Per esempio I Malavoglia di Giovanni Verga hanno questo tipo di narrazione.

4.Alcuni romanzi, sebbene narrino tutto da un punto di vista esterno, portano il commento personale dell’autore qui e lì, che molto spesso si rivolge al lettore. Trovo questa “call to action” letteraria molto divertente e in quei passi mi sembra davvero che lo scrittore si stia rivolgendo a me. Sono di questo tipo di “narratore personale” Anime Morte di Gogol, La montagna incantata di Thomas Mann e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

La persona: prima, seconda o terza?

Trascinate il lettore nella vostra storia con un punto di vista coinvolgente

Qui si parla proprio della persona nella quale coniugare i verbi. Di solito si usano le tre persone singolari, sebbene la seconda non sia molto usata, o comunque rara nei romanzi (si usa però in alcuni racconti brevi). Non vi nego che preferisco la prima e la terza, a seconda della storia, ma va bene sperimentare! Chissà che proprio tu non inventa una nuova corrente letteraria.

La terza è naturalmente universale e può essere usata con qualsiasi narratore e focalizzazione. La prima, invece, è molto intima e limitata. Per scrivere un romanzo con una focalizzazione interna e un narratore protagonista è perfetta (ma va bene anche la terza). Al contrario per forza di cose sarebbe difficile narrare un romanzo con focalizzazione zero e narratore impersonale con la prima. Insomma, tutto dipende molto da ciò che vogliamo esprimere e, soprattutto, deve essere coerente (esempio, se scrivo in prima persona e con una focalizzazione interna, non posso assolutamente sapere cosa sta accadendo all’antagonista dall’altra parte della città.)

Esempio personale

Mi perdonerete se porto come esempio le mie storie, ma si parla meglio di ciò che si conosce.

Come narrare un viaggio nel tempo?

Il mio primo romanzo L’amuleto di giada vuole narrare la storia del viaggio nel tempo di Athena. Ho scelto una focalizzazione interna con narratore protagonista e prima persona proprio perché desidero che il lettore si identifichi con lei, tremi o gioisca, si senta spaesato indietro nel tempo e si scontri con una cultura diversa, antica, proprio come capita a lei. Insomma, ho voluto dare al lettore una visuale ampia sull’interiorità di Athena: è questo ciò su cui ho voluto soffermarmi.

Nei due sequel – Esilio e Memorie – essendo anche altri personaggi divenuti importanti, ho tenuto la focalizzazione interna ma multipla questa volta, lasciando i vari narratori come protagonisti. Cosicché il lettore non viva solo l’interiorità di Athena ma anche quella di altri personaggi principali. Inoltre, attraverso gli occhi di questi ultimi, si vede la nostra eroina da altri punti di vista. Ogni personaggio è se stesso ma è anche visto dall’esterno, così da dare al lettore una visione a 360 gradi su ognuno di loro. Per differenziarli, Athena parla in prima persona, perché è lei la protagonista centrale, e gli altri in terza.

Nel nuovo romanzo work in progress ho voluto cambiare stile e ho scelto una focalizzazione zero con narratore testimone. Naturalmente usa la terza persona, tranne in quei rari momenti in cui parla di se stesso, quasi come un “narratore personale” e in prima persona.

Quali focalizzazione, narratore e persona avete scelto?

Spero che questo articolo vi abbia dato delle delucidazioni. Per scegliere il modo più adatto di narrare la vostra storia dovete chiedervi: cosa voglio esprimere? Che atmosfera voglio creare? Cosa voglio che il lettore sappia e cosa voglio invece nascondergli per creare suspence?

Se avete dubbi, scrivete qualche capitolo con diverse focalizzazioni o persone e poi valutate quale rende il risultato migliore. Scrivetemi nei commenti cosa avete scelto!

Se l’articolo ti è stato utile condividilo con i tuoi amici scrittori. 

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