Colombia
Andrea Briamo,  europa,  Racconti,  spagna,  Viaggio in solitaria,  vivere slow

Luis – una chiacchierata con un signore colombiano

di Andrea Briamo

Ogni anno, a cavallo tra novembre e dicembre, mi regalo un viaggio in solitaria: un viaggio Combo!
Si tratta di una tipologia di viaggio che “inventai” tre anni fa, e che ormai porto nel cuore quando devo viaggiare in Europa. Bisogna solo acquistare il biglietto di andata verso una città, ed il biglietto di ritorno da una meta differente. Niente prenotazioni per quanto riguarda il mangiare, né il dormire né tantomeno per i trasporti intermedi. Ogni anno, a cavallo tra novembre e dicembre, so dove atterro, so da dove tornerò a casa, ma nel mezzo c’è solo il mistero.


Una serata a Malaga


Erano le 20:00 del 30 novembre ed io ero appena arrivato nel centro di Malaga, una città che avevo già visitato tre anni prima con la mia ex. La Spagna non mi delude mai, ed infatti mi ritrovai circondato da una marea di gente che festeggiava l’accensione delle luminarie. C’era chi passeggiava, chi beveva in compagnia, chi cantava, i bambini che correvano, ed io che mi ero perso nel marasma. Niente panico, la città la ricordavo bene e dovevo solo decidere dove andare a dormire.

Alle 22 pagai alla reception le notti per le quali mi sarei fermato in quell’ostello che avevo scelto. 

Il tempo di scendere in camerata e sistemarmi nel mio angolo, e subito il fastidio famosissimo che riserbavo nei confronti degli ostelli mi prese, ed iniziai a lamentarmi tra me e me di qualsiasi cosa potesse infastidirmi. Le cose di valore come il pc che dovevo lasciare in camera con altre otto persone, le zone comuni per lavarsi, gli odori molesti. Insomma, qualsiasi cosa urtasse il mio ego raffinato e abituato ormai a stare nella sua comoda stanza d’albergo a cinque stelle chiamato:

“Da mamma e papà”.

Decisi di salire in terrazza dove forse avrei potuto conoscere qualcuno. O forse no, mi sarei fatto i “cacchi” miei perché non sono poi un tipo così aperto ad iniziare chiacchierate con gli sconosciuti. Boh, ero strano, sapevo di non essere un asso nell’arte dell’attaccare bottone, ma al contempo sapevo di essere molto spigliato e curioso, soprattutto quando conosco nuove persone, avendo però a fianco qualcuno che sia già del “mio” gruppo. Che strana bestia!

Storie in ostello


La terrazza era molto carina, piccola, ma godeva di una vista ampia, e la notte con le sue stelle ci accarezzava dolcemente le teste. Dopo aver scambiato un sorriso con una ragazza che faceva il percorso inverso al mio, scelsi di sedermi su uno sgabello che non aveva nessun gruppetto accanto; non avevo voglia di farmi aggregare, anche se poi mi sarebbe di sicuro piaciuto. La mia solitudine è molto preziosa ma amo allo stesso modo l’interazione con gli altri. Tutto d’un tratto udii una voce che con uno spagnolo non propriamente europeo mi disse: “Buenas noches”. Non avevo notato sulla mia destra un altro personaggio solitario.

Era Luís, un signore colombiano con barba lunga, che dal grigio si schiariva sempre più verso il bianco. Il suo aspetto era molto simile a quello di Jim Carrey con barba e capelli lunghi, solo dieci o quindici anni più vecchio!

Quando iniziammo a parlare la mia mente rispondeva alle sue domande con una piattissima voglia di entrare in contatto con lui, però mi sforzai e a poco a poco si sgusciò una conversazione molto bella e toccante. Su quella terrazza parlammo della sua vita, della Colombia, il suo paese d’origine, dei suoi nuovi sogni e progetti una volta tornato a casa. Luís mi sembrava la versione “pensionata” di un futuro me: un signore interessante e sorridente, che aveva rinunciato alla pensione e che viveva dei suoi guadagni accumulati durante gli anni di lavoro e fatica; era dedito alla meditazione, alla scoperta del mondo interiore e alla cura verso la nostra madre terra. Tant’è vero che da pochi mesi aveva iniziato a cambiare la sua dieta, a non fumare più, a non consumare più plastica e a dare vita ad un progetto di permacultura nella sua casa di campagna in Colombia.

Alla ricerca del proprio passato


Era in Spagna perché voleva conoscere le origini della cosa che più di ogni altra gli aveva portato dolore in famiglia, durante la sua crescita, e nella storia del suo paese: la religione cristiana. Adesso riusciva a non provare odio verso gli spagnoli, colpevoli secondo lui di una infinita quantità di male, né verso la religione in sé. Ora aveva solo voglia di scoprire sé stesso e vivere in linea con i suoi progetti, come quello che lo aspettava a casa.

Mi ricordo che avrebbe dovuto viaggiare ancora a lungo e che voleva fare il volontario in qualche campo per mettere in pratica i suoi studi agricoli, ed imparare cose nuove dalle persone che lo avrebbero ospitato. Non riuscii a non suggerirgli il sito di Workaway: una piattaforma per cercare persone che hanno bisogno di una mano in vari settori, come quello agricolo, e che ti danno in cambio vitto e alloggio. D’altronde le proprie conoscenze bisogna condividerle, soprattutto con chi ha dei sogni e la determinazione per inseguirli.

Poi gli raccontai del mio prossimo futuro: un anno in Africa per viaggiare, vivere e fare del bene. Gli dissi che avevo un po’ di paura ma soprattutto che avevo un grosso dubbio: perché andare a fare del bene quando poi non cambia niente? O meglio, perché sforzarsi verso una direzione quando sembra che tutti volgano lo sguardo altrove? Perché ho questo forte impulso di dovere salvare il mondo e vederne anche i risultati? Ed il mondo come lo salverei, facendolo girare come voglio io? Non sarebbe forse una dittatura oltre che un’utopia? Luís mi rispose dicendomi che dovevo agire solo in base a ciò che sentivo dentro: se sapevo che era giusto andare a fare del bene in Africa, e poi chissà dove altro, l’avrei dovuto fare non curante della piega che avrebbe preso il mondo; perché così avrei realizzato il mio vero Io, ed il mondo ha bisogno di questo prima che di qualsiasi altra cosa!

La tenerezza nella sua voce mi accarezzò l’anima e si occupò di sciogliermi tutti quei nodi che partivano dalle mie domande fin troppo cerebrali. Decisi allora di raccontargli un pezzo della mia storia recente, fino ad arrivare alla più grande illuminazione che io abbia mai avuto e della quale conservo ancora memoria. Dal suo occhio sinistro, ricordo ancora, scese una lacrima. Io la osservai fin quando si consumò all’altezza della sua bocca, inarcatasi in un sorriso stupendo.

Ci abbracciammo e con la sua ultima frase mi fece capire che mi amava, che mi ringraziava per l’aiuto che gli avevo dato, e che era stato felice di avermi aiutato anche lui; che c’eravamo trovati e che in qualche modo non ci saremmo mai più divisi.

“Siamo costantemente il Maestro e l’allievo di qualcuno”, ed in quella serata lo eravamo stati entrambi: maestri e allievi.

Al mio risveglio non c’era più.

Io e Luis nell’ostello a Malaga


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