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La strega era morta

La strega era morta

La strega era morta. Nessuno l’aveva mandata al rogo, nessuno l’aveva condannata. Tranne se stessa: la strega si era uccisa da sola.

Eris aveva visto il corpo penzolare dal cappio, con il viso tumefatto e la lingua di fuori. Gli occhi strabuzzati guardavano di sbieco il mondo, come per maledirlo per l’eternità.

«La strega è morta!» Aveva gridato qualcuno. La strega non era stata condannata da nessuno, la strega era morta di solitudine.

Lo scialle di lana consunta pendeva dalle spalle e pareva morto anch’esso, come morte erano le dita livide e flesse in un gesto che sembrava volesse strozzare il mondo.

L’abito era liso, vecchio come la solitudine, ma la strega non era vecchia, era stata, anzi, una bella giovane. Qualcuno tagliò la corda e il corpo cadde. La sua orma rimase impressa sulla neve dei monti fino a primavera, quei monti alti e rocciosi, popolati di stambecchi, marmotte, elfi e fate. E streghe, perché essi erano il regno delle streghe e dei loro fantasmi, di quando vennero processate e bruciate in massa. I loro spiriti errano ancora tra quelle foreste e quei ruscelli, giocano con i folletti e rapiscono i bambini.

Qualcuno diceva che fossero donne normali, solo un po’ più coraggiose, un po’ più furbe. Eris non ci credeva del tutto: qualcosa di magico dovevano pur averlo, no? O forse il loro potere era solo quello di saper sopravvivere alla solitudine avvolta in un mantello di lana vecchia?

Allora quella strega dinanzi a lei, con lo scialle che pendeva, aveva fatto pendere anche i suoi poteri e infine erano caduti, lasciando solo un’orma sulla neve.

Lei non era sopravvissuta.

Quando era giovane, le dissero, ancora più giovane, andava a raccogliere le erbe nei boschi, d’estate, primavera e autunno, fino a che non scendeva la neve. E quando, allora, tutto il mondo era coperta di bianco e sembrava che non si sarebbe più usciti da quelle valli, la strega accendeva il fuoco nella sua casetta e preparava unguenti e medicinali. Ma a quel tempo non era sola. Oltre al caminetto, qualcun altro le scaldava l’inverno. Alcuni dicevano che fosse un elfo, altri uno stregone, altri un giovanotto stregato dai suoi filtri. Non si seppe mai, si seppe soltanto che un giorno egli partì. «È andato lontano» diceva lei. «Non tornerà. I pellegrini come lui vanno sempre via e non tornano mai. Cosa cercano, non lo so neanche io che sono una strega. Figurarsi lui stesso!»

La trovarono così.

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