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La nostalgia del viandante

Dopo anni torna in un un luogo che un tempo ritenne casa.

Tutto è uguale, i suoni, gli odori, l’aspetto. La vita delle persone gli scorre davanti come se fosse un film, un film in cui visse allora ma del quale, adesso, è solo spettatore. Era casa sua eppure, nonostante nulla sia cambiato, non lo è più. I suoi passi riconoscono con sicurezza ogni via, le sue orecchie ricordano ciò che fu, la sensazione del focolare è costantemente soffocata da quella dello straniamento.

Fuggì quasi per sbaglio. Quando credette di potersi stabilire, il suo destino di viandante lo strappò con la forza e lo portò in altri luoghi che ancora considererà casa ma dai quali, di nuovo, si separerà.

Forse è questo il giorno del vero addio, forse è qui solo per chiudere gli ultimi conti in sospeso. Forse è qui per avere la certezza che tutto è stato solo un’illusione. Ora sosta in un altro sogno, una chimera di una città adagiata sull’acqua, nella quale tornerà quando qui avrà concluso tutto. Anche lì non durerà.

Non ha patria, si sa, come chi vaga sulla Terra senza meta. Nemmeno il suo luogo natio è la sua patria, né ha una persona amata che possa rappresentarla.

Ogni amante è come ogni città nella quale ha sostato, un breve sogno di gioie e angosce che scoppia come una bolla di sapone al primo cambio di vento. Mai si sveglierà da un sogno per ritrovarsi nella realtà, mai le immagini oniriche lasceranno posto alle stanze calde di un luogo fisso.

Ogni attimo trasmuta in un miraggio, che porta con sé visioni e amori e gioie e paure.

La sua unica patria è il suo stesso corpo.

In questa città, infine, lascia i suoi ricordi, le speranze illusorie, i suoi amori trasformati, le vite altrui che continuano ed egli resta invisibile.

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