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Harbin: festival del ghiaccio e freddo siberiano

Il festival del Ghiaccio di ghiaccio: Harbin, Cina

Terminati, finalmente,  gli esami della magistrale, termina anche – o quasi – il mio periodo in Cina e ne inizia uno di libertà. Prima di dedicarmi alla tesi ho deciso di partire per un viaggio lungo 40 giorni. La prima tappa è Harbin 哈尔滨, capitale della Manciuria, la regione più a Nord della Cina che confina con la Siberia.

Partenza per il nord. Da Pechino ad Harbin

Sì, fa freddo. Le massime sono di -10 e le minime di -26. Indosso pantaloni termici, maglione, piumino, scarpe da trekking, cappello, guanti, un girocollo in lana per coprirmi il viso fino al naso… Perché sono venuta in questa gelida città del Nord, inquinata da far schifo e addolcita da un romantico stile architettonico della Russia dei bei tempi? Be’, per vedere il freddo, quello vero, e il festival del ghiaccio che si tiene nella capitale mancese ogni anno tra gennaio e febbraio.

Dopo un’ora di metro dalla Renmin University alla stazione di Pechino, dopo il controllo di: passaporti, bagagli, metal detector,  biglietto, biglietto e ancora biglietto e 8 ore di treno durante le quali hanno tentato di vendermi qualsiasi cosa, dagli sgabelli ai trenini giocattolo, sono arrivata ad Harbin per godere di questa strana città cinese con schiaccianoci e matrioske.

Harbin dalla Sun Island
Un’inquinata Harbin dal fiume ghiacciato

Arrivo nel gelo

Il fiume Songhua 松花江 (un affluente del siberiano Amur, sul quale navigava Tiziano Terzani all’arrivo della notizia della caduta dell’URSS) è gelato e sullo spesso strato di ghiaccio si può andare a cavallo, farsi trascinare su una slitta dagli husky,  scorrazzare con il quad o allontanarsi da tutti e godersi il silenzio di questo mondo immobilizzato dal gelo,  dallo smog e della nebbia,  un mondo ovattato che ricorda un sogno assurdo, quasi angoscioso, eppure innocuo.

Sul fiume Songhua
Sul fiume Songhua

In questo clima la solitudine diventa più acuta, insieme a un senso di straniamento, come si fosse sotto una cupola offuscata, o dentro una di quelle palle di vetro con la neve e io sono il solitario omino all’interno immobilizzato per sempre in una congelata staticità.

L’assurdo centro città

In centro, tra i soliti squallidi palazzoni post-maoisti delle città cinesi, un centro commerciale, i negozi di cioccolata russa e il museo dell’arte dell’Heilongjiang 黑龙江 (Il fiume del drago nero), sulla Toulong Street 透笼街 sorge la chiesa di Santa Sofia. Dello sconosciuto gioiello cristiano ortodosso non rimangono altro che intonaco scrostato e mattoni in vista. All’interno nessuna figura religiosa, tranne che per uno squallido e scolorito dipinto dell’Ultima Cena illuminato da un neon verde, pasto psichedelico prima della crocifissione. In luogo dei simboli sacri si trovano foto della storia di Harbin, un modello della piazza centrale, nell’abside un palco in legno con un modellino della città e tanti cinesi che si divertono a farsi selfie nella desolazione o nella grandiosità, a seconda se la si guarda dal punto di vista artistico, religioso o urbanistico.

La chiesa sconsacrata di Santa Sofia
La chiesa sconsacrata di Santa Sofia

Ghiaccio e solitudine: vivere nell’irrealtà

Esco fuori dalla chiesa-museo cittadino, visito la sinagoga – questa ancora funzionante – passeggio lungo la pedonale Zhongyang Street 中央街 e mi sembra di essere in Europa, o almeno in un lento, nostalgico racconto di Tolstoi. Raggiungo ancora lo Songhua e lo attraverso, mi allontano dalla folla che si diverte sulla superficie gelata. Cammino, sperando che la crosta non ceda.

Non cede. Sono dall’altro lato del fiume, c’è un parco. Sun Island, si chiama. Ma il sole, qui, manca da mesi. Cammino, ho tutto il fine settimana davanti. Tre giorni a giro tra le conifere imbiancate, l’aria e il pulviscolo inquinante cristallizzati, i parchi dedicati a immense sculture di ghiaccio che all’imbrunire vengono illuminate da led di ogni colore, parchi deserti in cui ci siamo solo io e angeli di bronzo che volteggiano dinanzi a costruzioni in legno abbandonate, gelate, sole. Basta allontanarsi dal fiume irrigidito o dal parco del festival e non c’è nessuno, solo un freddo mondo d’ovatta, sopito o morto, solitario come angeli di bronzo e come me che le osservo.

Lungo la Zhongyang road
Lungo la Zhongyang road

Lungo la Zhongyang Road

Cosa vedere ad Harbin

  • Harbin International Ice and Snow Sculpture Festival (solo a gennaio e febbraio) al Sun Island Park;
  • Ice Festival (solo a gennaio e febbraio) al Zhaolin Park;
  • Strada pedonale Zhongyang;
  • Chiesa di Santa Sofia;
  • Museo Provinciale;
  • Museo d’arte dell’Heilongjiang;
  • Siberian Tiger Park.
In centro città, Harbin
In centro città, Harbin

gennaio 2017

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