Viaggio in Kansai: tra cervi, onsen e templi

La regione centrale del Kansai è una delle più visitate del Giappone, con Kyoto, Osaka e Kobe. Eppure oltre a queste famosissime città c’è molto altro da vedere. Non lontano da Kyoto, per esempio, c’è il lago più grande del Paese, il lago Biwa (il nome deriva dalla sua forma simile al liuto cinese, il p’i p’a).

In una gelida giornata di febbraio

Il lago Biwa

Sono andata a fare una passeggiata sulle sue sponde occidentali in una grigia giornata di febbraio e non v’era molto da vedere oltre la bruma, se non i monti innevati (tra cui il famoso Monte Hiei), aquilotti a bassa quota e anatre mandarine starnazzanti nell’acqua gelida. Attorno al lago Biwa ci sono brutte cittadine industrializzate che rovinano il panorama. L’ideale sarebbe, in una giornata primaverile, prendere una macchina o un battello e allontanarsi verso Nord o Est sulle coste più selvagge.

Questo lato del lago Biwa, che protende verso Kyoto, è circondato da basse montagne che nascondono un piccolo grande tesoro nelle algide giornate invernali: gli onsen, un toccasana dopo aver camminato per giorni nel freddo del Kansai a febbraio. Gli onsen tradizionalmente sono delle pozze scavate nella terra nelle quali sgorgano sorgenti alla temperatura di circa 42 gradi, nelle quali ci si immergeva nudi tutti insieme per stare a mollo e curarsi i malanni, riscaldarsi e rilassarsi. Dopo l’arrivo degli americani negli anni ‘40, la maggior parte degli onsen sono stati divisi per sessi e solo nel nord del Giappone ne sopravvivono alcuni misti.

Bevendo sake caldo sulle sponde del lago Biwa, la mamma del Giappone

L’onsen di Kurama

Io sono andata nell’onsen di Kurama, tra Kyoto e il lago Biwa. Il trenino che si arrampica tra i monti di foreste innevate lascia i passeggeri nella cittadina di Kurama. Prima di andare a immergersi nell’onsen, abbiamo fatto una passeggiata seguendo il fangoso sentiero di montagna su fino al tempio, con gli antichi tetti di tasselli di corteccia isolanti che trattenevano uno strato di neve alto alcuni centimetri. Camminare in montagna con la neve che scende negli occhi non è il massimo della comodità, ma da lì si aveva una bella vista dei monti circostanti e della neve sugli alberi stecchiti. E poi una calda immersione negli onsen ci aspettava.

L’onsen di Kurama consta di una piscina interna con vasca idromassaggio e sauna, e di una esterna, costruita su un lato del monte, dove vi si può rimanere per ore senza fare nulla oltre a osservare gli abeti innevati tutti intorno e ascoltare il canto degli uccellini mentre il sole va giù in fretta, il corpo immerso nell’acqua a 42 gradi e la testa tra i vapori caldi e i fiocchi di neve che evaporano prima di toccarti.

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A Kurama, in Kansai

Nara, corolla in fiore

Un altro luogo speciale in Kansai è la famosissima città di Nara, quella dei cervi.

Come splendente corolla in fiore

splendente fiorisce Nara la capitale.

(Ono no Oyu, Manyoshum III, 328)

Un po’ di storia

Dal 710 al 794 fu capitale dell’impero giapponese per ordine dell’imperatrice Gemmei, la quale sotto la sua influenza fece fiorire molte scuole buddhiste con la conseguente costruzione di innumerevoli templi. Durante il periodo Nara si succedettero sovrani che professavano la religione orientale e la città ne è tutt’oggi un nucleo importante, sebbene la maggior parte degli edifici storici, come nel resto del Giappone, sia stata rasa al suolo dagli incendi. La capitale fu spostata a Kyoto quando le varie sette buddhiste raggiunsero un livello di potere troppo influente per essere accettato dalla corte e nei secoli seguenti rimase soltanto un polo religioso senza più autorevolezza sulla corona.

 Il Nara Koen

Quando si esce dalla stazione di Nara, basta seguire il flusso di gente per andare verso il famoso Nara Koen, il parco. Già lungo la strada, sui marciapiedi, è impossibile non imbattersi negli abitanti di Nara: dei piccoli cervi con i palchi tagliati che mendicano deer biscuits e altro cibo dai turisti in cambio di foto. Il parco è una riserva protetta di questi animali i quali, si dice, un tempo occupavano tutti i monti circostanti. Oggi possono essere trovati solo nell’immenso parco cittadino, sono addomesticati e abituati alle persone, eppure sono molti i cartelli che avvertono di non farli innervosire per non esserne attaccati. Il luogo brulica letteralmente di cervi, turisti e templi. Per fortuna quel giorno il tempo era sereno e abbiamo potuto goderci la riserva in tutta la sua immensità e bellezza, nutrendo i cervi con i biscottini di cereali compressi e visitando le varie zone.

Il tempio più famoso è il Todaiji (Grande Tempio dell’Est) costruito nell’Ottavo secolo. È stato vittima di incendi tre volte e tutte e tre le volte è stato ricostruito in una versione più piccola. La costruzione attuale risale al Diciottesimo secolo. Le due pagode che un tempo stavano ai lati non sono state ricostruite. Una guida gratuita che parla inglese è in attesa di turisti incuriositi dalla storia del tempio, a cui racconterà come il sito sia una commistione di stili, basti vedere gli incensieri con i bassorilievi di leoni persiani e le decorazioni cinesi. All’interno del tempio, su un grande piedistallo a forma di fiore di loto con incisi mantra, c’è un Buddha gigante alto 16 metri. Una delle colonne portanti del tempio sulla destra ha un foro della stessa dimensione di una narice della statua. Si dice che chi riesca a passarvi dentro raggiungerà il Nirvana velocemente. Per gli adulti è un po’ faticoso, ma qualcuno, come me, ci riesce lo stesso.

Todaji temple a Nara

Il parco è disseminato da così tante attrazioni che il modo migliore per scoprirle è vagare con i cervi e entrare nei templi e nei musei che sembrano più invitanti. Un’attrazione imperdibile però è il Museo Nazionale di Nara: sebbene abbastanza piccolo, espone statue religiose vecchie di un millennio e contiene anche una bellissima collezione della Bodhisattva Kannon (la dea Guangyin in cinese ovvero l’Avalokitesvara degli indiani e dei tibetani), che con le sue migliaia di braccia e le innumerevoli teste, ha fatto voto di rimanere sulla terra sino a che l’ultimo essere umano non abbia raggiunto la liberazione. Insieme a questa esposizione, è possibile osservare le tecniche di lavorazione delle varie statue: dal bronzo, al legno, alla lacca.

La maggior parte dei visitatori sta a Nara solo per un giorno, ma secondo me si possono trascorrere due giorni pieni se si vogliono visitare tutti i siti o se si vogliono raggiungere le rovine dell’antico palazzo imperiale subito fuori Nara. In ogni caso, la città di per sé, fatta eccezione per le vie attorno al parco, è la solita città giapponese moderna e dai palazzi scoordinati.

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La montagna dei templi – Monte Koya

Un luogo che molti turisti, nella fretta del viaggio, trascurano è il bellissimo Monte Koya (Koyasan), a Sud di Osaka, nella prefettura di Wakayama.

La via dei pellegrini

In verità, il Koyasan è solo il culmine di un cammino lungo 56 km. Avendo qualche giorno a disposizione, sarebbe interessante seguire il sentiero e i pellegrini lungo le tappe più importanti. Oppure si può andare a Koyasan da Osaka in giornata. In inverno la funivia è chiusa ma un autobus porta dalla stazione di Gokurakubashi in cima alla montagna. Oppure, naturalmente, chi non teme neve e ghiaccio può salirvi a piedi dalla stazione di Koyasan. Il cammino, tutto in salita e immerso in una foresta di conifere innevate, è abbastanza breve e il picco è raggiungibile in 45 minuti circa. Alcuni cartelli in giapponese indicano “attenti agli orsi”. Grazie a Dio non so il giapponese o non sarei mai salita a piedi.

Immagini sacre a Koyasan

Templi, monaci e foreste di cedri

In cima al Koyasan, a circa 1000 metri d’altitudine, sorge l’omonima cittadina di montagna, dove gli abitanti vivono a stretto contatto con i monaci della setta buddhista Shingon, qui fondata nell’805 dal monaco Kobo Daishi o Kubai. A Koyasan ci sono centinaia di templi e monasteri buddhisti, la maggior parte dei quali ospitano turisti o fedeli per la notte in stanze di stuoie di bambù e carta di riso secondo la tradizione giapponese. Alcuni monasteri hanno persino un onsen. La mattina seguente si può assistere alle cerimonie religiose e gustare piatti vegetariani. La cittadina è grande solo 2 km per 4. Vi si accede tramite l’imponente porta rossa che si affaccia su uno splendido panorama sui monti intorno. Oltre alla cittadina alle spalle non vi è nulla, se non alberi, neve e uccelli solitari che solcano il cielo infuocato del tramonto.

Il cimitero più bello del mondo

A mio parere, l’attrazione principale di Koyasan è il cimitero buddhista Okunoin, il luogo santo più vasto del paese con i resti di almeno 2000,000 tra monaci e personalità eminenti. A un’estremità della cittadina si estende questo parco di rimembranza lungo un paio di chilometri e per almeno mezz’ora si passeggia nel silenzio degli alti cedri che circondano steli grandi e piccole con incisi caratteri cinesi, imponenti lapidi e statue della dea Kannon, e piccoli Buddha con i loro immancabili bavagli e i cappellini di lana rossi.

Seguendo il sentiero lastricato si passa attraverso tombe vecchie e nuove, alcune spezzate, altre barcollanti, altre luccicanti. Un tic-toc di passi annuncia l’arrivo di un gruppo di monaci che, a gran velocità sui loro zoccoli di legno, in silenzio e in fila indiana si dirigono verso il tempio di Gokusho, fermandosi ogni tanto davanti a qualche tumulo per recitare mantra. Nel cimitero è sepolto anche il fondatore Kubai, del quale si dice sia tutt’ora in meditazione per salvare le anime dal ciclo di morti e rinascite. Al termine del museo sorge il tempio Gokusho, tutt’ora attivo. Mentre lo si percorre dentro e fuori, è possibile udire il ripetitivo mormorio di mantra buddhisti.

Quest’ultimo è all’estremità opposta della porta. Koyasan è quindi percorribile da un punto all’altro fermandosi in ogni tempio, pagoda o monastero si abbia voglia di vistare. Alla fine, a circa 200 metri dopo la porta est, vi è la stazione degli autobus per raggiungere la fermata di Gokurakubashi dopo una lunga discesa tra i tornanti affiancati dalle foreste di cedri.

Immagini sacre a Koyasan

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