Viaggio in Guizhou, patria delle minoranze etniche

Regione povera, tropicale, e quasi trascurata dal governo: il Guizhou 贵州, stretto tra le regioni meridionali del Guangxi 广西 e dello Yunnan 云南, è in realtà un paradiso naturale senza grandi metropoli né inquinamento, nonché crogiolo di diverse etnie: ben diciotto.

La provincia

La vita scorre lenta, coperta da una patina antica lontanissima anni luce dalla Cina dei grattacieli e delle venti linee di metropolitana. Anche se, a essere onesti, ho raggiunto la minuscola e sconosciuta città di Congjiang 从江 con il treno ad alta velocità da Canton (Guangzhou) 广州, e poi mi sono diretta verso il centro in autobus (5 rmb per i residenti, circa 80 centesimi di euro, e 25 rmb per gli stranieri, 3 euro; poco meno di un’ora di viaggio). Dalla stazione dei treni si può raggiungere il famoso villaggio Miao di Zhaoxing 肇兴, molto turistico, o andare nella direzione opposta e perdersi nei villaggi tradizionali e ancora immacolati, nascosti tra le risaie a terrazzo e la nebbia, come ho fatto io.

Vista dalla guestghouse sui terrazzamenti, i monti e le case in legno con i tetti dagli angoli rivolti all’insù

Il villaggio degli ultimi guerrieri

Tutti i villaggi, numerosissimi e soprattutto reali, ovvero non ricostruiti come una Disneyland per turisti, come capita sempre più spesso, sono raggiungibili in bus. O a piedi, come ho fatto io per raggiungere Basha 芭莎, il villaggio degli ultimi guerrieri Miao . La scarpinata è stata lunga e faticosa per il caldo, ma è stato bello passeggiare tra le pinete profumate. Arrivati in cima sorgono minuscoli centri abitati, di poche vie e casette in legno. La maggior parte delle persone però viene fin qua su per vedere i guerrieri con il codino in stile mancese, un coltellaccio appeso alla cintura e un fucile in spalla per gli uomini, e vestiti sgargianti e lunghissimi capelli arrotolati sul capo per le donne.

Nonostante l’afflusso di turisti in quanto considerato l’ultimo nucleo di guerrieri cinesi, Basha si è fermato nel tempo. Le piccole case di legno sorgono su palafitte piantate nel lato della montagna, con i tetti dalle tegole all’insù sporte verso i boschi e le risaie a terrazza.

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Tutto è rimasto fermo nel tempo

Tra le minuscole vie sconnesse scorrazzano bambini, pulcini, galli, galline e cani. Gli abitanti, avvezzi ai turisti, senza guardarti continuano nelle loro mansioni: essiccare il riso al sole, spaccare la legna, colorare i tessuti. Dalle porte aperte delle case ho notato come manchino gli elettrodomestici da noi considerati fondamentali e la mattina, dalla mia finestra della guesthouse tutta di legno affacciata sulle colline ammantate dalle risaie d’oro, potevo osservare le donne lavarsi i lunghissimi capelli nelle bacinelle all’aperto. La sera si può assistere agli spettacoli di ragazzi con finti abiti tradizionali in plastica, ma non vi ho partecipato, essendo prevenuta contro questo tipo di show.

A Basha si può semplicemente passeggiare tra le vie del villaggetto, i boschi, e i terrazzamenti, si possono anche raggiungere altri paeselli molto simili e ancora più poveri e lontani dal mondo, dove la vita scorre seguendo i ritmi della natura.

 

Altre etnie: i Dong

Ridiscesi a Congjiang, si possono visitare i villaggi dell’etnia Dong a nord della città, prendendo il bus numero 3 e scendendo dopo una mezz’oretta, in vista dei primi villaggi (i più grandicelli sono Pingqiu 评求, Gaozeng 高增, Bapa 芭扒 e Xiaohuang 小黄), che si snodano lungo dolci collinette ammantate di pini e terrazze dorate. Questi paesi sono più larghi, con case in mattoni e cemento, molto brutte a dir la verità, ma ogni comune ha una la torre del tamburo, Gulou 鼓楼, che è un centro di ritrovo, come le nostre piazze, con la differenza che nel mezzo della torre vi sono delle televisioni e delle sedie della comunità.

Un altro elemento caratteristico sono i ponti coperti, con un dragone di legno sul tetto spiovente, e dipinti scrostati all’interno. I vecchietti del paese si ritrovano anche qui, come in tutta la Cina, a giocare a scacchi cinesi o a osservarvi con tanto d’occhi perché non sono molti gli occidentali che si avventurano in questi villaggi dimenticati dalla Cina stessa. Dall’altra parte del ponte sorge un tempietto odoroso di incenso con uno yak legato all’esterno. Una cosa che mi ha colpito molto dell’etnia Dong, sono state le acconciature delle donne, vecchie e giovani: i loro sottilissimi capelli corvini o grigi vengono arrotolati attorno al capo fino alla fronte, con la parte finale tirata all’indietro e tenuta ferma da un pettine.

Dove ritrovare la Cina

Il Guizhou non è mai tenuto in considerazione dal turismo, in particolar modo da quello straniero. Pertanto non è comodo viaggiare come negli altri luoghi in Cina, ma proprio per questo è davvero, davvero speciale. Devo ammettere che in due anni nel Regno del Centro ho visto così tanti posti stuprati dal turismo di massa e dalle infrastrutture governative che mi aspettavo di trovare dei parcogiochi invece dei villaggi Miao e Dong, ma al contrario, qui le etnie vivono ancora secondo i propri tempi e le proprie tradizioni e, per ora, si può trovare l’autenticità, così rara in Cina.

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Altri luoghi da visitare in Guizhou:

  • Qingyan 青岩 o Guzhen 古镇, antico avamposto dell’epoca Ming . Raggiungibile dalla capitale Guiyang 贵阳con l’autobus 203.

  • I villaggi della minoranza Miao di Kaili 凯里(raggiungibile da Guiyang) e Langde 朗德 (raggiungibile col bus n.2 da Kaili), e trekking nei dintorni.

  • Le cascate di Huangguoshu, le più grandi dell’Asia, raggiungibili da Guiyang o dalla vicina città di Anshun 安顺.

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Villaggio dell’etnia Dong in Guizhou

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