Un giorno a Macao

Macao: sogno d’Oriente e incenso

A volte, quando si ha nostalgia di casa, per chi si sente più europeo che italiano come me, c’è solo una cosa da fare: scappare dalla Cina e dall’Oriente per rifugiarsi, un pomeriggio, tre le bellissime viuzze portoghesi di Macao. Da Canton vi si arriva in solo un paio d’ore di treno o autobus (80 rmb il treno – circa 10 euro – , 30 rmb il bus – circa 4 euro -), da Hong Kong in un’ora di traghetto (200 HKD, circa 25 euro). Inoltre, dall’anno scorso le due ex-colonie sono unite dal ponte più lungo del mondo. Per chi viene dalla Terraferma, una volta passato il confine nella città costiera di Zhuhai, si viene accolti da scritte neolatine e una porta in stile neoclassico.

L’Europa in Asia

Il passaggio tra Cina e Europa, in realtà, è un po’ traumatico per la romantica penisola: i pedoni e i motorini si fanno largo tra gli squallidi palazzi arrugginiti dai tifoni, che tanto ricordano la nuova Madrepatria; ma i templi e gli altarini dedicati alla dea Tianhou, la protettrice dei navigatori alla quale Macao deve il suo nome (A-ma gao, isola di A-Ma, appellativo di Tianhou), rievocano il fascino di quell’Oriente superstizioso e coloniale, che sa di spezie e incenso e che ricorda l’Est molto più della post-comunista Cina.

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Tianhou (o Tinhau in cantonese), la protettrice dei navigatori (quindi anche un po’ di noi italiani)

Un po’ di Storia

Nel Sud-est della Cina, di fronte a Hong Kong, questa lingua di terra fu portoghese per 400 anni, da quando gli iberici la “affittarono” dalla Cina nel 1557 nel loro periodo di espansione in cui toccarono anche Taiwan, l’India, e il Sud-est asiatico. Tra l’umidità tropicale e i baniani, Macao prosperò grazie al commercio di legno di sandalo, tè e spezie, facendo concorrenza alla vicina Canton, il più grande porto commerciale della Cina (tutt’oggi è il centro del business internazionale). Non divenne mai potente come le altre colonie europee e nell’ultimo secolo si è mantenuta solo grazie ai casinò. Esattamente vent’anni fa Lisbona, con suo grande sollievo, il Paese Atlantico riuscì a restituirla alla Cina, della quale ora fa parte pur mantenendo un proprio statuto indipendente (non c’è la censura qui, proprio come a Hong Kong, e c’è ancora la libertà di stampa).

Cosa vedere a Macao

Macao è composta da una penisola che si può percorrere in circolo (a piedi, come faccio io, ci vuole un giorno intero) e da due isole: Taipa e Coloane.

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A Sud della Penisola sorgono alcuni tra i casinò più grandi del mondo, dalle forme più strane, come il Gran Lisbona che mi ricorda il getto di una fontana, o del Macao Venetian, il più grande casinò del mondo, nonché una quasi fedele riproduzione della mia amata laguna. Non lontano sorge Fisherman’s Warf, un angolo di mondo dove sembra di essere contemporaneamente a Roma, con un Colosseo e dei fori romani fake, in Germania con le case di legno, e a Praga, con i palazzi decorati da dipinti art nouveau, sotto il cielo plumbeo della stagione delle piogge.

 

A Ovest, invece, si cammina in piena Lisbona, nella piazza principale Largo Do Senado, pavimentata in bianco con onde nere proprio come la Praça Dom Pedro IV nel centro di Lisbona e ricca di fontane e palazzi in stile portoghese. A Nord, su Rua de Sao Domingo, sorge la Chiesa di San Domenico risalente al XVII secolo. La vera attrazione, invece, sono le rovine della Cattedrale di San Paolo, della quale rimangono solo la facciata e le fondamenta, il resto fu bruciato dal fuoco durante un tifone.

Alle sue spalle sorge il Monte Forte, con il Museo di Macao, la fortezza, e i cannoni i quali, puntati verso l’Oceano, spararono una sola volta nel 1622 quando i Portoghesi respinsero gli Olandesi. Dalla cima si ha una vista globale dei fatiscenti palazzi di Macao misti alle vestigia del colonialismo e ai futuristici casinò.

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Vista dal Monte Forte

Macao è un pullulare di templi buddhisti (il tempio di Kun lam a Nord e quello di A-Ma a Sud); di musei (il Museo del Gran Premio, il Museo del Vino, il Centro Culturale, il Museo Marittimo) e di chiese in stile lusitano (la Chiesa di Sant’Agostino e di San Lorenzo ne sono solo due esempi, insieme alle succitate chiese di San Domenico e di San Paolo). Non mancano i giardini con i grandi fiori di loto nei laghetti, i signori che praticano il qigong o che giocano a scacchi cinesi o a majong in un gran chiacchierio intervallato, scena che ci scaraventa nell’idea romantica dell’Oriente visto con gli occhi di quegli europei che, salpati a bordo, navigarono verso l’umido caldo appiccicoso del sud-est.

Macao è un incrocio tra l’est e l’ovest

Piccolo angolo di sogno, dove l’Oriente sposa l’Occidente, in un’aria vintage che sfiora il decadimento, lontano dalla frenesia di Hong Kong e dal caos tecnologico della Cina; una fantasia odorosa di incenso e sandalo permeati dal sentore salmastro delle onde che lambiscono i piedi della dea madre Tianhou, lo sguardo compassionevole rivolto alla linea dell’orizzonte dove l’azzurro del cielo si intreccia in un bacio con il blu dell’oceano.

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Altre cose da vedere a Macao:

Le isole di Taipa e di Coloane.

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