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Un giorno a Macao

Macao: sogno d’Oriente e incenso

A volte, quando si ha nostalgia di casa, per chi si sente più europeo che italiano come me, c’è solo una cosa da fare: scappare dalla Cina e dall’Oriente per rifugiarsi, un pomeriggio, tre le bellissime viuzze portoghesi di Macao. Da Canton vi si arriva in solo un paio d’ore di treno o autobus (80 rmb il treno – circa 10 euro – , 30 rmb il bus – circa 4 euro -), da Hong Kong in un’ora di traghetto (200 HKD, circa 25 euro). Inoltre, dall’anno scorso le due ex-colonie sono unite dal ponte più lungo del mondo. Per chi viene dalla Terraferma, una volta passato il confine nella città costiera di Zhuhai, si viene accolti da scritte neolatine e una porta in stile neoclassico.

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Viaggio in Laos 3: le 4000 isole

* Memorie di viaggio * Dove si viene per essere dimenticati: le 4000 isole

Dopo Champasak, l’ultima tappa del Laos è stata Siphan Don, le 4000 isole, la maggior parte delle quali affiora soltanto durante al stagione secca. Un furgoncino mi ha portato, insieme a vari backpackers, in questo paradiso nel mezzo del Mekong, nell’estremo sud del Laos e al confine con la Cambogia, un luogo abbastanza turistico ma ancora incontaminato. Per quanto ancora? La ricchezza del Laos sta proprio in questo: in pochi ci vanno, tutti preferiscono la Thailandia e, da qualche anno, la Cambogia e il Vietnam. Forse dovrei tenermi questa perla orientale per me, ma non resisto. In Laos ci si sente più vivi che altrove, e allora lo racconto.

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Viaggio in Laos 2: navigando sul Mekong

* Memorie di viaggio * Da Luang Prabang a nord alla capitale Vientiane, e poi di nuovo in viaggio verso sud.

Il terminal dei voli nazionali di Vientiane è costituito da un ingresso con 6 banchi per il check-in al piano terra, due banchetti con caffè e snacks, una saletta d’attesa con le sedie in plastica al piano superiore, un baretto che vende croissant dalla consistenza cartacea e un unico gate. Continue reading…

Viaggio in Laos 1: un regno di bronzo

*Memorie di viaggio* Il Regno di un milione di elefanti: Laos

Scrivo all’ombra del That Luang, lo stupa dorato che contiene l’osso del Buddha: il simbolo del Laos, il simbolo di questa piccola, lontana, sconosciuta nazione, una perla di purezza nel frenetico Sud-est.

Il mio amato Mekong

Luang Prabang, un posto dove non si può essere tristi

Da Hong Kong ho preso un volo per Kuala Lumpur, in Malesia, e poi un altro per Luang Prabang nel nord del Laos. La pista d’atterraggio del piccolissimo aeroporto è immerso nella foresta tropicale, come la cittadina stessa, distesa placida sulla penisola dove si incontrano il Mekong e il Nam Khan, due fiumi bronzei che scorrono ai piedi di colline ammantate da vegetazione e terra rossa.

Luang Prabang, patrimonio Unesco, è un agglomerato di gioia e serenità tra due corsi d’acqua sulle cui sponde ci si può riposare, mangiare una tom yum soup ai gamberi e scrivere in pace. Il piccolo centro urbano è vivo e colorato, popolato da monaci in sai arancio, coloratissimi templi in stile “sim”, bassi e larghi e con i tetti bassi, un bellissimo palazzo reale e una collina sulla cui sommità si può ammirare il sole scendere oltre i monti del nord, alle spalle del Mekong. Un posto dove non si può essere tristi.

 

Scorci di Laos

In giro per angoli sconosciuti

Il Laos è proprio come lo immaginavo dai racconti di Tiziano Terzani, un mondo ramato incorniciato da impenetrabili piante dalle foglie larghe che accolgono il calore e le piogge abbondanti, e decorato qui e lì da wat (templi) scintillanti che narrano le gesta del Buddha. Nel Haw Kham, il palazzo reale/museo, si può entrare solo scalzi e con le spalle coperte, come fosse un tempio, e lì si rivive la storia del Laos, con il guardiano che, a fine visita, ti invita a fare un pic-nic con tutta la famiglia.

Tu declini e ti perdi per quelle quattro stradine che creano una città, sali quei balconi di legno affacciati sul Mekong e sul Nam Khan, saluti una signora che vende uccellini per farli volare nell’aria all’ora del tramonto, scali il piccolo Monte Phousi e ti fai largo tra la folla di abitanti e turisti che ogni sera, alla stessa ora, si raccolgono nello stesso posto, a ridosso dello stupa in cima, e fotografano il cielo che infiamma su tutta la campagna oltre il Mekong, brucia le foglie larghe che in inverno non accolgono nessuna acqua, solo stille porpora del sole che si ritira a ovest, e gli uccellini finalmente liberi sorvolano Luang Prabang, poi lontano verso il rosso più intenso.

Calata la sera, la lenta città si risveglia in un colorato e rumoroso night market, dove si vendono tessuti laotiani, borsette, oggetti d’artigianato, cobra e scorpioni sotto spirito (l’assaggio è gratuito!) e fantastico cibo vegetariano e leggero, che è una coccola per stomaco e fegato dopo mesi di Cina e mensa universitaria.

Il tramonto da Wat Phu

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Esplorando i dintorni

Il giorno seguente, in scooter, siamo andati a visitare le zone circostanti. Nonostante la scomodità delle strade di terra battuta, la vista era spettacolare, soprattutto nei luoghi in cui la foresta si apre su fiumi che si snodano tra i monti, immersi ancora nella terra rossa e nel verde intenso e polveroso, verso l’infinito, come una scena cinematografica di posti lontani ed esotici, inconquistabili. E noi eravamo dentro quel film.

La nostra prima tappa era il sito di pellegrinaggio di Pak Ou. Le grotte si raggiungono con una breve traversata sul fiume e, nel punto in cui il Mekong incontra il fiume Nam Ou, sono scavate nella scogliera a 50 metri d’altezza per contenere più di 4000 Buddha in tutte le posizioni, dal Buddha in meditazione, a quello sdraiato, a quello compassionevole. La grotta principale è così buia che bisogna seguire una guida o portarsi una torcia.

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Sporchi della polvere della strada dissestata, come seconda tappa abbiamo scelto di tuffarci nel turchese delle fredde piscine naturali delle cascate di Khuang Si, nel mezzo della foresta, la quale ospita anche una piccola riserva di orsi. Dopo il bagno e il faticoso trekking (per chi non è allenato) fin sulla sommità del dirupo per osservare il salto di 50 metri dell’acqua, abbiamo comprato delle noci di cocco gigantesche e siamo stati al sole a berne il succo con la cannuccia. Proprio come nelle migliori cartoline.

Le cascate di Kuangsi

Vientiane, la capitale del Laos

Da Luang Prabang a Vientiane, la trafficata capitale del Laos, ci vogliono 11 ore di autobus tra montagne e tornanti. Mi ha fatto compagnia una coppia di anziani malesi, dalla colazione che mi hanno offerto fino a quando non sono entrata in ostello, perché non sapevano dove andare a dormire.

Oggi, dopo aver salutato i due malesi, sono in giro per Vientiane e per i suoi opulenti templi con pittoresche scene dei testi sacri dipinti sulle pareti dentro e fuori. Ho fatto colazione con un professore di filosofia della Federico II di Napoli conosciuto per caso mentre visitavamo lo stesso tempio. Come dice Confucio “Il mondo è piccolo”. Tra una chiacchierata e un succo di mango (la mia droga) mi riposo all’ombra dei templi in stile “vihan”, alti e slanciati, così diversi da quelli di Luang Prabang, però forse meno vivi. Vientiane è una città quasi moderna, con il suo traffico e la sua velocità, e i monaci più giovani sono persi nello schermo dello smartphone; è così diversa dalla lenta e sonnolenta Luang Prabang, romantica, inglobata dalla natura, polverosa, d’oro e di bronzo. A Vientiane caos e progresso riprendono il sopravvento, ma la spiritualità impregna ancora l’aria.

Il Tat Luang, simbolo del Laos

Il Buddha sdraiato

Assisto ai tramonti più belli del mondo

È gennaio, la stagione secca, fa caldo e il sole picchia, ma soffia una dolce brezza che accarezza le mie ispirazioni. A Vientiane ho visitato il museo di storia, dove è possibile conoscere gli accadimenti del Regno di un Milione di Elefanti, osservare un paio di giare di pietra, le misteriosi costruzioni monolitiche della Piana delle Giare, e inneggiare al Partito Socialista Laotiano (neanche fossi tornata a Pechino).

Una misteriosa giara monolitica

Poi il sole sta di nuovo per calare, e in Laos i tramonti non si possono perdere. La capitale è fiancheggiata dal Mekong e sull’altra sponda c’è la Thailandia, dove il sole va a nascondersi dopo aver dipinto di rosso le costruzioni moderne, i templi antichi, il vivace night market. In questa terra i tramonti sono così intensi, così rossi, ogni sera la buonanotte è passionale e sulle sponde del fiume si raccolgono amici ed amanti per vestirsi di amaranto.

Un regno di rosso e di bronzo è il Laos, il Regno di un milione di Elefanti.

 

 

Cosa vedere a Luang Prabang e dintorni:

  • Haw Kham, il palazzo imperiale e museo;

  • Mount Phousi (e il tramonto dalla cima!);

  • Pha Tad Ke, il giardino botanico;

  • Vat Xieng Toung, il tempio più antico;

  • Camminare per le stradine per visitare le decine di templi diversi;

  • Passeggiare e rilassarsi lungo le sponde del Mekong e del Nam Kham;

  • Il mercato notturno.

  • Le grotte di Pak Ou;

  • Le cascate di Kuang Si;

  • Elephant village and sanctuart;

  • Tat Kuang Si Bear Rescue Centre;

  • Le cascate di Tad Sae;

  • Le cascate di Tad Thong;

Cosa vedere a Vientiane e dintorni:

  • Museo Nazionale del Laos;

  • Patuxai (ovvero l’arco di trionfo);

  • Wat Si Saket, il tempio più vecchio della città;

  • Black Stupa;

  • That Luang;

  • Wat Si Muang;

  • Il mercato notturno;

  • Il tramonto sul Mekong;

  • L’inquietante Buddha Park;

  • Farsi fare un massaggio Lao.

Gennaio 2017

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