Viaggio in Laos 1: un regno di bronzo

*Memorie di viaggio* Il Regno di un milione di elefanti: Laos

Scrivo all’ombra del That Luang, lo stupa dorato che contiene l’osso del Buddha: il simbolo del Laos, il simbolo di questa piccola, lontana, sconosciuta nazione, una perla di purezza nel frenetico Sud-est.

Il mio amato Mekong

Luang Prabang, un posto dove non si può essere tristi

Da Hong Kong ho preso un volo per Kuala Lumpur, in Malesia, e poi un altro per Luang Prabang nel nord del Laos. La pista d’atterraggio del piccolissimo aeroporto è immerso nella foresta tropicale, come la cittadina stessa, distesa placida sulla penisola dove si incontrano il Mekong e il Nam Khan, due fiumi bronzei che scorrono ai piedi di colline ammantate da vegetazione e terra rossa.

Luang Prabang, patrimonio Unesco, è un agglomerato di gioia e serenità tra due corsi d’acqua sulle cui sponde ci si può riposare, mangiare una tom yum soup ai gamberi e scrivere in pace. Il piccolo centro urbano è vivo e colorato, popolato da monaci in sai arancio, coloratissimi templi in stile “sim”, bassi e larghi e con i tetti bassi, un bellissimo palazzo reale e una collina sulla cui sommità si può ammirare il sole scendere oltre i monti del nord, alle spalle del Mekong. Un posto dove non si può essere tristi.

 

Scorci di Laos

In giro per angoli sconosciuti

Il Laos è proprio come lo immaginavo dai racconti di Tiziano Terzani, un mondo ramato incorniciato da impenetrabili piante dalle foglie larghe che accolgono il calore e le piogge abbondanti, e decorato qui e lì da wat (templi) scintillanti che narrano le gesta del Buddha. Nel Haw Kham, il palazzo reale/museo, si può entrare solo scalzi e con le spalle coperte, come fosse un tempio, e lì si rivive la storia del Laos, con il guardiano che, a fine visita, ti invita a fare un pic-nic con tutta la famiglia.

Tu declini e ti perdi per quelle quattro stradine che creano una città, sali quei balconi di legno affacciati sul Mekong e sul Nam Khan, saluti una signora che vende uccellini per farli volare nell’aria all’ora del tramonto, scali il piccolo Monte Phousi e ti fai largo tra la folla di abitanti e turisti che ogni sera, alla stessa ora, si raccolgono nello stesso posto, a ridosso dello stupa in cima, e fotografano il cielo che infiamma su tutta la campagna oltre il Mekong, brucia le foglie larghe che in inverno non accolgono nessuna acqua, solo stille porpora del sole che si ritira a ovest, e gli uccellini finalmente liberi sorvolano Luang Prabang, poi lontano verso il rosso più intenso.

Calata la sera, la lenta città si risveglia in un colorato e rumoroso night market, dove si vendono tessuti laotiani, borsette, oggetti d’artigianato, cobra e scorpioni sotto spirito (l’assaggio è gratuito!) e fantastico cibo vegetariano e leggero, che è una coccola per stomaco e fegato dopo mesi di Cina e mensa universitaria.

Il tramonto da Wat Phu

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Esplorando i dintorni

Il giorno seguente, in scooter, siamo andati a visitare le zone circostanti. Nonostante la scomodità delle strade di terra battuta, la vista era spettacolare, soprattutto nei luoghi in cui la foresta si apre su fiumi che si snodano tra i monti, immersi ancora nella terra rossa e nel verde intenso e polveroso, verso l’infinito, come una scena cinematografica di posti lontani ed esotici, inconquistabili. E noi eravamo dentro quel film.

La nostra prima tappa era il sito di pellegrinaggio di Pak Ou. Le grotte si raggiungono con una breve traversata sul fiume e, nel punto in cui il Mekong incontra il fiume Nam Ou, sono scavate nella scogliera a 50 metri d’altezza per contenere più di 4000 Buddha in tutte le posizioni, dal Buddha in meditazione, a quello sdraiato, a quello compassionevole. La grotta principale è così buia che bisogna seguire una guida o portarsi una torcia.

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Sporchi della polvere della strada dissestata, come seconda tappa abbiamo scelto di tuffarci nel turchese delle fredde piscine naturali delle cascate di Khuang Si, nel mezzo della foresta, la quale ospita anche una piccola riserva di orsi. Dopo il bagno e il faticoso trekking (per chi non è allenato) fin sulla sommità del dirupo per osservare il salto di 50 metri dell’acqua, abbiamo comprato delle noci di cocco gigantesche e siamo stati al sole a berne il succo con la cannuccia. Proprio come nelle migliori cartoline.

Le cascate di Kuangsi

Vientiane, la capitale del Laos

Da Luang Prabang a Vientiane, la trafficata capitale del Laos, ci vogliono 11 ore di autobus tra montagne e tornanti. Mi ha fatto compagnia una coppia di anziani malesi, dalla colazione che mi hanno offerto fino a quando non sono entrata in ostello, perché non sapevano dove andare a dormire.

Oggi, dopo aver salutato i due malesi, sono in giro per Vientiane e per i suoi opulenti templi con pittoresche scene dei testi sacri dipinti sulle pareti dentro e fuori. Ho fatto colazione con un professore di filosofia della Federico II di Napoli conosciuto per caso mentre visitavamo lo stesso tempio. Come dice Confucio “Il mondo è piccolo”. Tra una chiacchierata e un succo di mango (la mia droga) mi riposo all’ombra dei templi in stile “vihan”, alti e slanciati, così diversi da quelli di Luang Prabang, però forse meno vivi. Vientiane è una città quasi moderna, con il suo traffico e la sua velocità, e i monaci più giovani sono persi nello schermo dello smartphone; è così diversa dalla lenta e sonnolenta Luang Prabang, romantica, inglobata dalla natura, polverosa, d’oro e di bronzo. A Vientiane caos e progresso riprendono il sopravvento, ma la spiritualità impregna ancora l’aria.

Il Tat Luang, simbolo del Laos

Il Buddha sdraiato

Assisto ai tramonti più belli del mondo

È gennaio, la stagione secca, fa caldo e il sole picchia, ma soffia una dolce brezza che accarezza le mie ispirazioni. A Vientiane ho visitato il museo di storia, dove è possibile conoscere gli accadimenti del Regno di un Milione di Elefanti, osservare un paio di giare di pietra, le misteriosi costruzioni monolitiche della Piana delle Giare, e inneggiare al Partito Socialista Laotiano (neanche fossi tornata a Pechino).

Una misteriosa giara monolitica

Poi il sole sta di nuovo per calare, e in Laos i tramonti non si possono perdere. La capitale è fiancheggiata dal Mekong e sull’altra sponda c’è la Thailandia, dove il sole va a nascondersi dopo aver dipinto di rosso le costruzioni moderne, i templi antichi, il vivace night market. In questa terra i tramonti sono così intensi, così rossi, ogni sera la buonanotte è passionale e sulle sponde del fiume si raccolgono amici ed amanti per vestirsi di amaranto.

Un regno di rosso e di bronzo è il Laos, il Regno di un milione di Elefanti.

 

 

Cosa vedere a Luang Prabang e dintorni:

  • Haw Kham, il palazzo imperiale e museo;

  • Mount Phousi (e il tramonto dalla cima!);

  • Pha Tad Ke, il giardino botanico;

  • Vat Xieng Toung, il tempio più antico;

  • Camminare per le stradine per visitare le decine di templi diversi;

  • Passeggiare e rilassarsi lungo le sponde del Mekong e del Nam Kham;

  • Il mercato notturno.

  • Le grotte di Pak Ou;

  • Le cascate di Kuang Si;

  • Elephant village and sanctuart;

  • Tat Kuang Si Bear Rescue Centre;

  • Le cascate di Tad Sae;

  • Le cascate di Tad Thong;

Cosa vedere a Vientiane e dintorni:

  • Museo Nazionale del Laos;

  • Patuxai (ovvero l’arco di trionfo);

  • Wat Si Saket, il tempio più vecchio della città;

  • Black Stupa;

  • That Luang;

  • Wat Si Muang;

  • Il mercato notturno;

  • Il tramonto sul Mekong;

  • L’inquietante Buddha Park;

  • Farsi fare un massaggio Lao.

Gennaio 2017

Continua a leggere del Laos: navigando sul Mekong o le 4000 isole a Sud

 

Percorrere il mondo assieme al mondo

C’è una parola che mi terrorizza: vacanze.

Sono quelle tre settimane che si aspettano a lungo, come se nelle restanti quarantotto non si vivesse per davvero. Si attendono come un sogno, un regalo, le si prenotano mesi prima con pacchetti extra-lusso all inclusive. Le si adorano immolandole grosse somme e le si trascorrono sdraiati a risposarsi, a lasciar andare via lo stress accumulato nelle altre quarantotto. E quanto sono belli, splendenti, profumati e gioioso quei ventuno giorni! Ci si può vantare di aver sentito la sabbiolina del Mediterraneo sotto la schiena, o di aver visto panorami e belve lontani, protetti in una scatola su ruote, o di aver navigato i sette mari dalla bella vista di una piscina su un palazzo acquatico.

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Sul tetto del mondo: Tibet Amdo, parte seconda: (settimana d’oro III)

*Memorie dall’Asia* Sul tetto del mondo: Tibet Amdo parte seconda

Leggi la prima parte qui

Dal Lanzhou alle Grotte Buddhiste di Binglingsi, dal Fiume Giallo all’altopiano di tibetano fino al mostero di Labrang e alla steppa di Sanke. Infine, da Langmusi a…

Il pomeriggio del quattro ottobre lo abbiamo trascorso a Huanglong 黄龙, la Valle del Dragone Giallo. Per raggiungerla abbiamo oltrepassato valichi alti 5000 metri. Eravamo sul tetto del mondo! Poi siamo scesi poi a quota 3500 circa per visitare Huanglong, una valle immersa nel verde e costellata di piscine naturali dall’incredibile colore celeste, acqua che era quasi aria.

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Parte prima: Sul tetto del mondo: Tibet Amdo (settimana d’oro II)

*Memorie di viaggio* Sul tetto del mondo: Tibet Amdo (parte prima)

3131,2 km dopo…

Sono in aereo, dopo 3131,2 km percorsi via terra in nove giorni. Nove giorni, di cui uno più bello dell’altro, su, su fino in Paradiso.

Da Lanzhou 兰州, capitale del Gansu 甘肃, abbiamo raggiunto in autobus la prefettura tibetana autonoma Xiahe 夏河, a 3000 metri sul livello del mare, un’incantevole cittadina abitata in maggioranza da tibetani, ma con le bandiere della Repubblica Popolare cinese. Non sia mai ci dimenticassimo di dove siamo…

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Viaggio in Gansu (Settimana d’oro I)

*Memorie dall’Asia* Lanzhou: il fiume giallo e il buddhismo nel canyon di Liujiaxia

Lanzhou: la città più inquinata del pianeta

Dopo 19 ore di viaggio e una (quasi) bella dormita nella cuccetta di un treno, mi sono risvegliata a Lanzhou 兰州, la città più inquinata del pianeta e capitale del Gansu 甘肃, schiacciata tra due catene montuose e distesa lungo il bronzeo Fiume Giallo 黄河. Antica città commerciale sulla Via della Seta, è tutt’ora un crocevia di diverse culture con le sue moschee e gli Hui 回民 – l’etnia musulmana – i templi lamaisti, le grotte buddhiste e, soprattutto, il triste, squallido aspetto tipico delle città cinesi contemporanee.

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Viaggio in Mongolia interna e Shanxi

*Memorie di viaggio* Dune, steppa e Buddha sotto lo zero: le grotte di Yungang e il deserto del Gobi

Cosa fai quando fuori ci sono 10 gradi sotto lo zero, aria irrespirabile per lo smog, dovresti studiare ma non ne hai voglia e passeggiare per le strade di Pechino potrebbe farti venire un cancro fulminante? Vai nel deserto!

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La nostalgia del viandante

Dopo anni torna in un un luogo che un tempo ritenne casa.

Tutto è uguale, i suoni, gli odori, l’aspetto. La vita delle persone gli scorre davanti come se fosse un film, un film in cui visse allora ma del quale, adesso, è solo spettatore. Era casa sua eppure, nonostante nulla sia cambiato, non lo è più. I suoi passi riconoscono con sicurezza ogni via, le sue orecchie ricordano ciò che fu, la sensazione del focolare è costantemente soffocata da quella dello straniamento.

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Viaggio in Shangdong

*Memorie di viaggio* “L’Oriente è rosso”: il sacro Monte Tai e passeggiata a Qufu, Shandong

Taishan 泰山

La più venerata tra le cinque montagne sacre del Taoismo, sulla vetta della quale Confucio pronunciò la famosa frase «Il mondo è piccolo» e il presidente Mao «L’Oriente è rosso.»

Io ho pensato «Respira!» e finalmente ne avevo l’occasione, avrei potuto ripulire i polmoni dallo smog di Pechino che in quei giorni stava raggiungendo livelli altissimi, tanto che la visibilità era ridotta a pochi metri e io faticavo a respirare anche in camera. (Si dice che in questi casi, lo smog abbia lo stesso effetto di 70 sigarette al giorno. Bene.)

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Il tratto più bello della Grande Muraglia Cinese

*Memorie di viaggio* Il riavvolgersi della storia: percorrere la Grande Muraglia cinese

Il simbolo della Cina

Dal Liaoning a nord-est al deserto del Gobi nel nord-ovest, dal VII secolo a.C. a oggi, il simbolo della Cina rimane sempre lo stesso: la Grande Muraglia 长城 (Chang Cheng in cinese). Diroccata, ricostruita, pericolante, scintillante, lei è lì a mostrare la grandiosità del Regno del Centro. Inizialmente era composta soltanto da una serie di bastioni, poi uniti dal primo imperatore Qin Shi Huangdi (il creatore dell’esercito di terracotta) per difendere il suo impero dai barbari del Nord. Fu estesa sotto gli Han fino al deserto e rinforzata nei secoli sino alla dinastia Ming (XIV-XVII secolo), costando migliaia di vite di costruttori, contadini, prigionieri e soldati. Non sempre portò a termine il suo compito e la Cina vide come capi i barbari Jin, i mongoli di Gengis Khan, i Manciù dal nord-est.

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Opere di grandiosità umana: l’esercito di Terracotta a Xi’an e le grotte di Longmen a Luoyang

 

*Memorie di viaggio*: Cina centrale

Dopo dieci giorni a Pechino, a metà settembre sono partita per trascorrere la Festa di Mezzo Autunno (Zhong Qiu Jie 中秋节) a Xi’an. Destino ha voluto che una mia amica dei tempi di Vienna che non vedevo da anni avesse avuto la mia stessa idea. Incontrarla è stata la parte migliore del viaggio.

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Harbin: festival del ghiaccio e freddo siberiano

*Memorie di viaggio* Un mondo di ghiaccio: Harbin, Cina

Scultura in ghiaccio

Scultura in ghiaccio ad Harbin, Ice festival

Terminati, finalmente,  gli esami della magistrale, termina anche – o quasi – il mio periodo in Cina e ne inizia uno di libertà. Prima di dedicarmi alla tesi ho deciso di partire per un viaggio lungo 40 giorni. La prima tappa è Harbin 哈尔滨, capitale della Manciuria, la regione più a Nord della Cina che confina con la Siberia.

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La strega era morta

La strega era morta

La strega era morta. Nessuno l’aveva mandata al rogo, nessuno l’aveva condannata. Tranne se stessa: la strega si era uccisa da sola.

Eris aveva visto il corpo penzolare dal cappio, con il viso tumefatto e la lingua di fuori. Gli occhi strabuzzati guardavano di sbieco il mondo, come per maledirlo per l’eternità.

«La strega è morta!» Aveva gridato qualcuno. La strega non era stata condannata da nessuno, la strega era morta di solitudine.

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Raccontiamo

Un nuovo anno è appena iniziato e, insieme, un nuovo progetto: questo blog, un piccolo angolo nel quale raccogliere storie: storie di viaggi, storie di vite, storie inventate. Qualsiasi tipo di storia, l’importante è raccontare. Perché? Perché leggere, come viaggiare, espande il mondo e scrivere, come fotografare, è far espandere il mondo altrui.

Narrare è necessario all’uomo tanto quanto lo è il cibo, è una delle cose che sappiamo fare da sempre, da quando abitavamo nelle caverne. Tramandiamo le storie dei nonni dei nonni dei nostri nonni e via dicendo in ogni forma: racconti epici, ballate, romanzi, canti, tradizioni, dipinti, ricordi.

E viaggiamo, emigriamo, ci spostiamo, da ancor prima di imparare a raccontare. Viaggiamo con il corpo, muovendoci, e  viaggiamo con lo spirito, ascoltando.

In questo spazio ho voluto unire ciò che facciamo da sempre.

“I libri (…) sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.”

Italo Calvino – Se una notte d’inverno un viaggiatore