Viaggio in Mongolia interna e Shanxi

*Memorie di viaggio* Dune, steppa e Buddha sotto lo zero: le grotte di Yungang e il deserto del Gobi

Cosa fai quando fuori ci sono 10 gradi sotto lo zero, aria irrespirabile per lo smog, dovresti studiare ma non ne hai voglia e passeggiare per le strade di Pechino potrebbe farti venire un cancro fulminante? Vai nel deserto!

Datong Shanxi

A più di trecento km verso occidente dalla capitale, a sud della Mongolia Interna, nello Shanxi 山西 (a ovest dei monti), sorge l’oscena cittadina (1 milione di abitanti) di Datong 大同, fulcro dei giacimenti di carbone. Degno di interesse (scherzo) è solo l’interminabile, lunghissimo vialone con negozi di sedie a rotelle e sexy shop, che termina con il solito centro storico ricostruito e il monastero di Huayan 华严寺 (dinastia Liao X – XII secolo; dinastia Jin XII-XII secolo), che abbiamo trovato chiuso causa l’interminabile, lunghissimo vialone.

Buddha a Yungang

Uno spiraglio di storia

In breve, ci siamo perse a chiedere informazioni nelle decine di negozi di sedie a rotelle (chissà perché in Cina raggruppano il commercio per tipo). In ogni caso, poco lontano c’è un vero tempietto buddhista, con il suo altarino e le vecchiette che lasciano le offerte e si inchinano per tre volte con i palmi delle mani uniti. Non si paga il biglietto, nessuno prova a vendere nulla, neanche i bastoncini d’incenso. I cani se ne stanno sdraiati davanti all’ingresso ad aspettare un boccone, pervasi dalla pace che emana quel minuscolo santuario, quella nicchia. Ricordo ancora le parole della mia amica: forse era stata una fortuna trovare il monastero chiuso ed entrare in quello spiraglio di vita mondana e religiosa, di quella vita vera che, da straniero in Cina, è sempre più difficile scovare, di quell’angolo di mondo insignificante che però ha marchiato i nostri ricordi. Non è tutto squallore e progresso, progetti immensi e immensi distruzioni. L’anima cinese, da qualche parte, vive ancora.

A Datong, però, si va per due motivi: il monastero sospeso (Xuankong si 悬空寺) sul monte Heng 横山 e le grotte di buddhiste di Yungang 云冈石窟

Yunggang grottoes

Dettaglio del tempio

Le grotte buddhiste di Yungang

Queste ultime sono immense sculture scavate nella roccia secoli fa, molto diverse da quelle di Longmen 龙门 a Luoyang 洛阳, eppure sorelle. Furono 40000 i devoti lavoratori e artisti che si impegnarono nelle 45 grotte sin dal V secolo dopo Cristo, quando Datong era la capitale dei Wei Settentrionali. La cosa più spettacolare è che su molti pezzi di arenaria vi è ancora la coloratissima pittura religiosa, ritraente scene delle vite precedenti del principe Gautama. Più di altre grotte, qui sono palpabili le influenze indiane e persiane, per chi è un esperto. Chi non lo è può lasciarsi impressionare dalla grandiosità dei compassionevoli e colorati Buddha scavati a mano in nicchie di qualsiasi grandezza, a mo’ di cappelle votive, e degli stupa affrescati in scoppi cromatici.

Il paesaggio intorno, in autunno, è secco e arido, un po’ polveroso e congelato nel freddo sotto lo zero. All’uscita del complesso due le presenze: un placido cammello ruminante che attende, forse, un turista tra le gobbe, e un tassista che con voce suadente offre il suo taxi per portarti dovunque tu voglia.

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Dettaglio del tempio

Mongolia interna

La prateria e il freddo estremo

Da Datong si va a Hohhot 呼和浩特, capitale della Mongolia Interna, e da lì è facile raggiungere la grassland che va perdendosi verso nord, nella Mongolia vera e propria. O almeno facile lo è nella bella stagione, quando tutti sono attrezzati a rendere felici e appagati le masse di turisti dalla capitale. A fine novembre non si vede nessuno, tranne noi due, intrepide giovani che munite di sciarpe, guanti, cappello, pantaloni termici e tanta, tanta pazienza sono riuscite a convincere un tassista (grazie al potere del denaro, eh!) a portarci a Xilamuren 希拉穆仁, primo avamposto della steppa mongola oltre i centri urbani, dove non c’era nulla e nessuno, i resort con il pacchetto turisti (passeggiata in cammello-ballo tradizionale-notte in yurta) erano chiusi e solo il vento freddo, il ghiaccio, la desolazione e la felicità per l’impresa compiuta erano i nostri compagni. Nulla da vedere, forse, nulla da fare, certamente. Ma vuoi mettere la felicità di attraversare la prateria mongola lontana dal mondo conosciuto?

Xilamuren in Mongolia interna

La chicca del viaggio: il deserto del Gobi

Ancora meglio, per coronare l’avventura ribelle e solitaria e appagare la voglia di silenzio, ci siamo spinte fino a Baotou 包头, e dalla stazione abbiamo preso un taxi che ci ha condotto dall’arida terra alla soglia del deserto del Kubuqi 库布奇沙漠, (che fa parte di quello del Gobi).

Meno quindici gradi, un allevatore di cammelli e gli animali al suo seguito, al riposo dopo l’affollata stagione trascorsa a trasportare grassi turisti, e dune, dune, dune, bisbigliano, si spostano lentamente, seguono il vento. Noi le assecondiamo, usciamo fuori dal recinto tracciato per tenere i turisti al loro posto e godiamo del sublime spettacolo di un deserto solo nostro, di un cielo solo nostro, di un’aria solo nostra, che ci hanno fatto sentire piccole, eppure così grandi per essere arrivate fino al suo cospetto.

Dune nel deserto del Kubuqi

Cosa vedere a Datong e dintorni:

  • Il monastero Huayan;

  • Muro dei nove draghi e tempio di Shahua;

  • Monastero Sospeso (a 75 km a sud-est);

  • Grotte di Yungang (16 km a ovest).

Cosa vedere a Hohhot e dintorni:

  • Tempio delle cinque pagode;

  • Grande Moschea;

  • Museo della Mongolia Interna;

  • Mercato degli uccelli;

  • Tomba di Zhaojun (tomba di una concubina Han, a 10 km a sud);

  • Steppa (comincia con Xilamuren a 80 km).

Cosa vedere nei dintorni di Baotou:

  • Monastero di Wudangzhao (64 km a est);

  • Mausoleo di Gengis Khan (Chengjishihanling, 110 km a sud – ma dicono non sia nulla di che);

  • Deserto del Kubuqi e del Gobi.

novembre 2016

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