Opere di grandiosità umana: l’esercito di Terracotta a Xi’an e le grotte di Longmen a Luoyang

 

*Memorie di viaggio*: Cina centrale

Dopo dieci giorni a Pechino, a metà settembre sono partita per trascorrere la Festa di Mezzo Autunno (Zhong Qiu Jie 中秋节) a Xi’an. Destino ha voluto che una mia amica dei tempi di Vienna che non vedevo da anni avesse avuto la mia stessa idea. Incontrarla è stata la parte migliore del viaggio.

Parte prima: Xi’an

La prima capitale della Cina unificata

Torre del tambuto di Xi’an

Xi’an 西安 (La pace dell’Ovest) è famosissima in tutto il mondo per essere stata scelta dal primo Imperatore Qin Shi Huang, che unificò la Cina nel 221 a.C., come sua dimora eterna. A pochi chilometri da Xi’an sorgeva Shangyang, la capitale dello stato di Qin (si legge all’incirca “Cin” e da qui il nome “Cina); il primo che unì sotto il proprio potere gli innumerevoli stati in cui era suddiviso l’impero. Supportato dalla filosofia legalista, bruciò tutto il sapere antico, codificò un sistema di scrittura unico per la sua terra, ovvero i caratteri cinesi tradizionali come se ne vedono ancora a Hong Kong, Macao e Taiwan, le unità di misura, la moneta, lo scartamento assiale dei carri, creò una rete stradale per collegare tutta la Cina dell’epoca.

L’esercito di terracotta

L’esercito di terracotta

Oltre a questo, però, fece costruire qualcosa rinvenuto lo scorso secolo e che gli donò fama e immortalità: l’esercito di terracotta (Bing Ma Yong 兵马俑): migliaia e migliaia di soldati, arcieri, cavalli e cavalieri di terracotta, tutti a grandezza naturale, sotterrati nella tomba con lui a protezione del suo sonno sin dal 210 a.C. Dopo la morte del Primo Imperatore, a soli 39 anni e a causa del mercurio che ingeriva quotidianamente credendo che potesse dargli l’immortalità, il regno di Qin durò solo altri quattro anni e venne presto soppiantato da dinastie più potenti e più longeve, come i grandiosi Han, che hanno lasciato un grandissimo patrimonio all’arte e alla cultura cinesi.

Il complesso è costituito da tre capannoni messi a protezione delle fosse nelle quali gli 8000 soldati, i 100 cavalli e i 18 carri fino ad oggi dissotterrati, in file ordinatissime e polverose di secoli, difendono l’imperatore dall’assalto dei turisti. È possibile percorrere il perimetro delle fosse solo dall’alto e poi, per fare una cosa ben fatta alla cinese, per soli 10 yuan (1,40 euro circa) è possibile scattarsi (sì, scattarsi: col proprio cellulare) delle foto abbracciando dei bei soldatini fake davanti a un pannello 3D che ritrae l’esercito intero.

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Foto con i guerrieri finti

È davvero una delle cose più impressionanti della Cina, come la Grande Muraglia (in molti siti ricostruita a misura di turista) che fa comprendere le manie di grandezza di questo popolo, mania che ha creato cose incredibili e che persistono nei secoli per farci amare il mitico passato di questa nazione oggi così diversa da allora.

L’esercito fu scoperto per caso da un contadino dello Shaanxi nel 1974 e ad oggi, grazie a Dio, ancora nessun presidente con i grilli per la testa ha deciso di distruggerlo, come è accaduto durante il secolo scorso quando tutto ciò che era identificato come Storia e Tradizione è stato raso al suolo. Il complesso è sotto perenne scavo e ristrutturazione, quindi in un’ora la visita è terminata.

Una navetta che porta nel nulla

Dai siti dell’esercito, una navetta inclusa nel costoso biglietto d’ingresso porta al mausoleo dell’Imperatore, che in realtà deve ancora essere scavata. La tomba è all’interno della collina e si pensa che sia circondata da torrenti di mercurio per preservare l’immortalità di Qin Shi Huang. In breve, se si vuole fare una passeggiata tra i colli, si può prendere quella navetta, altrimenti non troverete niente sino a che il governo cinese non deciderà di disseppellire il mausoleo e tutte le ricchezze che contiene.

(In fondo all’articolo vi aspetta un video di Piero Angela su questo mistero!)

Aspettando che il governo apra la tomba

Soldi sprecati

Sulla via del ritorno verso la città ci siamo fermate a visitare Li Shan, una collinetta con templi fake e terme vere del periodo Tang, alla quale si accede dopo aver pagato 150 yuan (20 euro) decisamente non meritati. Però nel parco non c’era nessuno e abbiamo goduto del silenzio e della pace, così introvabili in Cina (certo, e chi avrebbe speso 20 euro per passeggiare in un parco?). Ho scattato delle foto dall’alto, per ritrarre una Xi’an immersa nella nebbiolina di smog che rendeva tutto surreale: alti e grigi palazzi arrugginiti e anneriti immersi in fine bambagia.

Ingresso a Lishan

Vista di Xi’an dall’alto

Riempirsi di cibo buonissimo

La serata è finita, come la precedente, nel quartiere musulmano – Hui Min Jie 回民街 – uno dei posti in Cina che fin’ora ho più amato: un intrico di rumorosi vicoli affollati da venditori urlanti, principalmente dell’etnia Hui (musulmani cinesi dal nord-ovest), turisti affamati e ogni sorta di cibo. Inutile dire che abbiamo provato ad assaggiarne il più possibile. Alla fine del quartiere musulmano, dentro le mura, tra i centri commerciali e il trambusto turistico, svettavano le rosse Torre della Campana e Torre del Tamburo, con i loro tetti dorati dagli angoli svettanti verso il cielo. In antichità questo genere di torri era posto alla porta di ogni città. Quella notte le illuminava la luna piena di mezzo autunno, la luna più tonda dell’anno, venerata in tutta la Cina e festeggiata insieme alla famiglia. Il cerchio perfetto, infatti, indica proprio i legami domestici e si consumano le torte della Luna, pastose tartine di farina di riso dentro le quali si può ritrovare di tutto, dai fagioli, alla carne, all’uovo.

Infine, affaticate dalla giornata, dal mangiare e dall’aria di festa, ci siamo ritrovate a bere birra della Manciuria su delle sedie a sdraio di un fruttivendolo accanto a un improvvisato karaoke per bambini sul marciapiede.

Dopo aver salutato la mia amica, sono rientrata nel quartiere musulmano dove alloggiavo in tuc-tuc, il mezzo più gettonato in Asia.

Parte seconda: Luoyang

Un treno dall’Asia centrale

Il giorno dopo, con un’ora scarsa di sonno, sono partita per Luoyang 洛阳 nello Henan 河南 su un treno che veniva dal lontano Xinjiang (Turkestan cinese, al confine con il Kirghizistan, il Turkmenistan, l’Afghanistan, ecc.), pieno di gente che aveva trascorso lì dentro gli ultimi due giorni e in scarse condizioni igieniche. Ai miei piedi dormivano due bambini, che poi hanno deciso di trascorrere le seguenti 5 ore di viaggio (il mio, almeno) saltellando tra le mie gambe e mangiando pezzi di pane ritrovati sotto i sedili. Io non potevo togliere gli occhi da quella folla così diversa dai cinesi, donne baffute e col capo velato e uomini stanchi con la loro papalina sul capo, abitanti di una regione remotissima e in viaggio per chissà quale ragione, con chissà quale speranza; e loro non potevano fare a meno di osservare me, una vera occidentale come si vede solo in TV.

Guerrieri celesti

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Luoyang: un’altra antica capitale cinese

Scesa da quella sorta di carro merci per esseri umani, a Luoyang ho preso un bus urbano che in un’ora mi ha portato alle grotte di Longmen 龙门石窟, scavate tra le dinastie Wei e Tang (dall’VIII secolo), un altro capolavoro di grandezza ed eternità cinese, rimasto intatto alle intemperie e alla Rivoluzione. Al cospetto ci si sente così miseri: ai due lati del fiume Yi sorgono Buddha giganteschi, minacciosi guerrieri, grotte di venerazione con altorilievi e sculture religiose, migliaia di nicchie grandi quanto un pollice per contenere dei mini Buddha e, naturalmente, un tempio. Ero già stata a Luoyang, una brutta città che nulla ha del suo antico prestigio di capitale, eppure nei suoi dintorni sorge, oltre alle grotte, il famoso monastero di Shaolin 少林寺, dove è nata l’arte marziale Kongfu. Questa tappa è rimandata a un’altra volta, Pechino mi aspettava.

Viaggiare in treno in Cina è sempre un’avventura

Il viaggio di ritorno è stato un’epopea. Seduta su uno scomodo sedile tra il finestrino e altri passeggeri e soffocando per il troppo fumo (eh già, qui si può fumare in treno), a un certo punto della notte mi è venuto lo stimolo di andare in bagno, impresa quasi impossibile dato l’affollamento del vagone, zeppo di viaggiatori senza posto assegnato che dormivano a terra in ogni angolo disponibile. Calpestando giovani e vecchi, son riuscita nell’impresa e dopo undici ore rieccomi a Pechino, pronta per iniziare le lezioni. Dopo una doccia, magari.

Cosa vedere a Xi’An:

  • Quartiere musulmano (Hui Min Jie);

  • Grande Moschea (Da Qingzhen Si);

  • Torre del tamburo e torre della campana (all’ingresso del quartiere musulmano);

  • Museo della foresta di steli;

  • Museo di storia dello Shaanxi;

  • Pagoda della piccola anatra selvatica

  • Pagoda della grande anatra selvatica.

  • Le mura di Xi’an sono percorribili a piedi o in bicicletta.

  • La Xi’an notturna

Cosa vedere nei dintorni di Xi’an:

  • L’esercito di terracotta;

  • Tombe imperali (incluse del biglietto ma non sono state ancora scavate, non andateci, è una perdita di tempo a meno che non vogliate passeggiare tra le colline);

  • Huashan (monte sacro taoista nello Shaanxi);

  • Lishan.

Cosa vedere a Luoyang:

  • Museo di Luoyang;

  • Tempio del cavallo bianco

  • Pagoda Qiyun.

Cosa vedere nei dintorni di Luoyang:

  • Grotte di Longmen,

  • La città murata di Kaifeng;

  • Monte Song, dove sorge il tempo Shaolin.

settembre 2016