Il mio viaggio nella scrittura

Come nasce un libro?

Più che una pagina di ringraziamenti, questa vuole essere la storia de “L’amuleto di giada”: tre libri che hanno colorato diversi anni della mia vita, da quel pomeriggio durante il secondo anno di università. Era una giornata di primavera e io ero nella cameretta di un appartamento condiviso con altre tre ragazze e riflettevo su una storia che volevo scrivere da anni. Ho aperto il PC e ho buttato giù la bozza di quattro capitoli del tutto diversi da quelli a cui stavo pensando e da quelli che sarebbero poi stati pubblicati, tranne per l’incipit: quello era lo stesso della mia immaginazione e ora è lì sulla carta del primo romanzo.

Presentando il primo volume nel 2014

Ci ho messo un paio d’anni, credo, per scrivere la prima stesura dell’amuleto, rimasta poi nel PC ignorata a causa degli esami, dell’Erasmus, della laurea, del lavoro, del volontariato dell’altra parte del mondo, della vita quotidiana di una ragazza nei vent’anni. Poi un giorno in cui ero più libera e più determinata del solito, l’ho rivisto e postato su Amazon, con uno pseudonimo e una copertina fin troppo artigianale. In ogni caso, qualcuno l’ha notato e passato ad Arpeggio Libero. Era il 24 marzo 2014 quando Manuela Dessole, la tosta editor della casa editrice, mi ha comunicato di voler pubblicarlo. Da quel momento sono diventata una scrittrice, grazie a lei, a Marta Tempra che ha avuto la pazienza di insegnarmi a scrivere, a Fabio Dessole che è il magico uomo che dà vita alle storie di molti di noi, a Simonetta Melica che ci aiuta a portarci nelle librerie, a Lorenzo Mascheroni e ad Alessandra Dessole che rivestono la carta di abiti stupendi.

Da quel momento, grazie a loro, “L’amuleto di giada” è diventato reale, le persone hanno cominciato a leggerlo e io ho potuto scrivere i due romanzi seguenti: “Esilio”, edito nel 2017 e che narra le avventure dei protagonisti durante la rivoluzione francese; e “Memorie”, l’ultimo capitolo ambientato durante la fine della longeva Serenissima Repubblica di Venezia.

Un ringraziamento particolare va anche a chi mi ha aiutato con consigli e pareri: Loriana, Sarah, Paola, Alessia, Clementina.

I libri di Arpeggio Libero editore

Scrivere un romanzo è un’avventura bellissima, è la creazione di un altro mondo, è mettere se stessi e le proprie follie su carta.

La cosa che amo di più della scrittura (e anche della lettura) è vedere delle persone come noi vivere esistenze reali, gioire e soffrire, affrontare la vita in mille modi diversi, proprio come facciamo tutti noi. Credo anche che ogni personaggio sia una sfaccettatura diversa dell’autore, che tutti siano un suo “io” e che sia impossibile identificarsi in uno solo, per parafrasare Hermann Hesse nel mio libro preferito, “Il lupo della steppa”.

Studiare per raccontare

Mi piace documentarmi. Ho passato non so quanti mesi a sfogliare enciclopedie storiche e a sottolineare i passaggi più importanti nei saggi di storia veneziana, mi sono divertita tantissimo a girare senza sosta per Venezia e a visitare i luoghi descritti nel romanzo al seguito di guide o meno. Calli, canali, chiese… è tutto nel romanzo. Ho girato più e più volte le sale del Palazzo Ducale, dalla sala dello Scarlatto a quella del Maggior Consiglio con le effigi di tutti i dogi e la tela più larga del mondo, il Paradiso di Tintoretto; ho esplorato le prigioni, i Piombi e i Pozzi, la sala della tortura e quelle della cancelleria, ho osservato l’isola di San Giorgio dall’interno del Ponte dei Sospiri, così chiamato perché era da lì che i galeotti vedevano Venezia per l’ultima volta. Ho visitato molti musei, tra cui Ca’ Rezzonico per analizzare i quadri del Diciottesimo secolo e osservare come erano gli interni veneziani, come si comportavano i cicisbei, cosa si faceva nel lunghissimo Carnevale. Con un’amica abbiamo vagato per palazzo Mocenigo, pieno di manichini coperti da abiti d’epoca per uomo, per donne e bambini e con una sala dedicata all’arte profumiera e ai trucchi che Giovanventura sciorina a Stae nel romanzo. Lo stesso muschier è nato quel giorno, per idea della mia amica.

Il primo volume della trilogia

Ho vissuto nel diciottesimo secolo

Per assaggiare, invece, il sapore della vita nel Diciottesimo secolo ho letto tanto: credo di aver passato molto più tempo a leggere che a scrivere, ed è una delle mansioni più belle di questo mestiere. Qualcuno avrà facilmente capito che ho letto le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, con un protagonista disperato per aver visto i suoi sogni di libertà e uguaglianza schiacciati dai francesi; “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo mi ha fatto avere uno sguardo della terraferma feudale e della Venezia che vuole rinnovarsi: l’autore narra benissimo molte cose, e la descrizione delle riunioni della Quinta Colonna e di quelle del Maggior Consiglio nei giorni prima della caduta del governo mi hanno ispirata molto. Mi ha anche aiutato a capire perché le menti di veneziani si scindevano tra nullafacenti, filofrancesi, progressisti, filoaustriaci e a districarmi in quella complessità di ideali.

Per “Esilio” ho letto e riletto “Il diario proibito di Maria Antonietta” di Juliet Grey, che descrive con professionalità gli interni di Versailles, gli usi e i costumi, nonché la storia dei reali di Francia; “Le due città” di Carl Dickens per avere uno sguardo più diretto sulla Rivoluzione Francese, i “Miserabili” di Hugo per addentrarmi nella mentalità post Napoleonica, “La morte di Danton” di Buechner, che dipinge benissimo l’omonimo personaggio. Ringrazio ancora Paola per avermi portato a vederne lo spettacolo al Teatro Piccolo di Milano (regista Mario Martone). Infine, ho studiato romanzi sul viaggio nel tempo e sulla legge del paradosso, in particolare modo quelli degli autori Diana Gabaldon e Stephen King.

“L’amuleto di giada” era iniziato come una storia fantasiosa ed è finito per essere la mia visione della vita.

Esilio, il secondo volume

Ogni personaggio è un “io” dell’autore

Chi ha seguito tutta la trilogia può ben notare come i personaggi siano diversi nei vari libri. I tre volumi coprono un arco temporale di undici anni e Athena, Jean e tutti gli altri sono maturati o peggiorati. Li abbiamo conosciuti giovani, entusiasti, pieni di vita e li lasciamo sereni e appagati dopo aver sofferto, proprio come capita a tutti noi. Pensiamo a noi stessi 11 anni fa. Io stessa, come autrice e come persona, sono cresciuta insieme a loro, che in fondo sono stati miei amici per tanto tempo e hanno riflettuto tutti loro le mie varie sfaccettature, le mie gioie, i miei dolori, i miei errori e la mia attuale serenità.

Rileggendo “Memorie” mi sono accorta che come nella vita reale, ognuno di loro e ognuno di noi segua un filo rosso e che, nonostante tutto ci sembri una caos insensato, in realtà una logica c’è e prima o poi ci condurrà da qualche parte. Durante questa traversata, ci ritroviamo a cambiare idea mille volte: come Stae, che accetta quella borsa di ducati, o come Monti, che alla fine apre gli occhi davanti al suo fallimento; o a lottare contro il destino avverso come ha fatto Athena tante volte, crollando, sì, ma rialzandosi: ha fatto sua un’epoca antica quando è stata rimandata indietro nel tempo, si è battuta per vivere la propria vita in “Esilio” e per tornare dalla sua famiglia in “Memorie”, rischiando che Jean non l’accettasse, e per salvare la Serenissima in un ultimo disperato tentativo durante la battaglia al forte Sant’Andrea; e lui, Jean, che ha preso un grosso abbaglio come lo prendiamo tutti a volte e ha fatto solo del male perché era tutto ciò che aveva dentro di sé, fino a svegliarsi e a comprendere che, forse il destino va accettato. C’è chi invece si rovina la vita per essere schiavo del proprio orgoglio, come Salvati, o chi la sublima con un atto eroico come Giuditta, e chi, infine, è al di sopra di tutto questo con il suo distaccato sorriso sardonico, come fa Tommaso perché a volte ci si rende conto che tutto, ma proprio tutto, è soltanto un gioco, il grande gioco della follia per citare Erasmo da Rotterdam.

Memorie – La Serenissima tradita, il terzo volume

Il grazie più grande

L’ultimo e più importante ringraziamento va a Venezia per il semplice fatto di essere ciò che è. Nell’immaginario collettivo questa città è qualche canale romantico, una basilica in stile bizantino, cibo costoso e selfie. Ma Venezia non è questo e va preservata.

Il moto ondoso, le grandi navi, il turismo di massa la stanno corrodendo, il suo ecosistema è distrutto, acqua e aria sono inquinate e i veneziani diminuiscono ogni anno: scuole e botteghe artigianali vengono chiuse per fare spazio a hotel e a negozi di chincaglieria, trovare un appartamento è impossibile perché sono troppi quelli affittati, legalmente o meno, ai turisti, e intraprendere una carriera che non sia nel turismo è quasi un’utopia. Venezia sta morendo e la sta uccidendo il turismo di massa.

Non è un luogo da essere consumato in mezza giornata, comprando souvenir made in China e buttando la spazzatura in acqua. Venezia è storia, è potenza, è artigianato. Acquistate oggetti fatti dai mastri vetrai o nelle piccole botteghe, fermatevi nei piccoli locali storici gestiti dai veneziani stessi, andate a vedere i musei. I musei civici e i palazzi sono bellissimi, con le opere del Canaletto, di Giorgione, di Canova, esibizioni sulla storia della moda veneziana, sui profumi, sulla vita di Goldoni, sulle antichissime arti del vetro e del merletto, della flotta e delle battaglie in mare; anche le chiese sono piene di meraviglie e di opere d’arte inestimabili. La carta dei musei civici costa poco e dà accesso a gran parte delle strutture, stessa cosa per la carta delle chiese. Non sono stata pagata per scrivere questo, lo scrivo perché voglio che Venezia viva e non sprofondi per sempre. La sua storia è parte della storia della nostra penisola.

Questa trilogia è dedicata a Venezia ed è stata scritta con tutto l’amore che provo per questa città che è diventata casa mia.

Faust – Cenere alla cenere, romanzo breve

Tutti i miei libri sono disponibili sul sito di Arpeggio Libero Editore

Su Amazon

Su Ibs

In tutte le librerie