Idee su un fico secco e sull’anno nuovo

In un romanzo che sto leggendo, la protagonista racconta della sua ricerca del piacere. Piacere nelle “famose” piccole cose, piacere in un piatto di asparagi e uova, nella mani immerse nell’impasto, piacere nello studiare una nuova lingua solo perché suona bene. Piccoli godimenti ritrovati, o solo ora conosciuti, dopo una vita centrata sul conformarsi alla società. Capita a tutti, no? Dimenticare le gioie della vita nella sfrenata corsa al capitale. Forse è questa la grande crisi dei nostri tempi.

Oggi, tra una lezione e l’altra, sono entrata nel grande capannone del mercato: mi sono lasciata andare alla beatitudine creata dall’odore delle spezie e dai sorrisi dei mercanti, sentori di vita Orientale, o di un’esistenza precedente, sopracciglia scure unite, nelle orecchie le cuffiette con musica esotica. Per una mezz’ora sono volata dall’altra parte del mondo e sono tornata indietro. Ho comprato datteri e fichi secchi, che mangio solo a Natale.  Ho assaporato il fico secco più buono di sempre, un mondo di tappeti volanti e stregoni amplificato sotto al mio palato, un piacere che provo una sola volta all’anno e per questo ancora più buono. È troppo facile oggi poter avere tutto a disposizione immediatamente: ma forse il trucco della vita sta proprio in un fico secco nel traffico di una metropoli.

Questo mi auguro per l’anno che verrà: sorpresa per un sapore dimenticato, Tempo, Gioia, Presenza. Il Tempo di fare una passeggiata e di perdermi in odori di altri spazi, di altre vite. Gioia di poter creare il mio cibo con le mie stesse mani, di avere una pelle altrui da accarezzare, Gioia e Tempo di avere i polpastrelli che fanno tic tic sulla tastiera. Il Tempo e la Gioia di accendere un bastoncino di incenso, di srotolare un tappetino e di incontrare Dio. “Ciao, Dio. Come stai? Io bene, sono gioiosa.” La Presenza per poter essere consapevole di tutto quello che scorre dentro la mia pelle.

Tempo di abbandonarmi tra le parole di un romanzo, o di farlo io quel romanzo. Tempo per ribellarmi alla velocità: non voglio prendere un aereo e metterci due ore. Voglio prendere una macchina e condividere un pezzo di viaggio con una coppia internazionale, mangiare un piatto tipico di una nazione straniera prima di prendere un bus e arrivare nella terza nazione per un caffè con un amico che non vedevo da tanto, e di partire il mattino dopo con sconosciuti, bermi una birra per festeggiare l’attraversamento della dogana, e poi arrivare a casa dopo una notte in un vagone del treno, a leggere di posti ancora più lontani.

Fantasia? Idee impossibili? No, sono le mie care beatitudini che faccio sempre e che spero di fare anche nell’anno nuovo.

Non scrivo buoni propositi, quelli che poi gettiamo in un angolo e i ragni ci fanno le ragnatele sole. Creo progetti e disegno le mie piccole gioie: quest’anno, il piano più importante è di dilatare il Tempo, di ingrandire anche ogni minimo secondo di questa breve, piccola vita. Di rinnovare, ancora una volta, il mio diritto alla felicità.