Racconti

Luis – una chiacchierata con un signore colombiano

Colombia

di Andrea Briamo

Ogni anno, a cavallo tra novembre e dicembre, mi regalo un viaggio in solitaria: un viaggio Combo!
Si tratta di una tipologia di viaggio che “inventai” tre anni fa, e che ormai porto nel cuore quando devo viaggiare in Europa. Bisogna solo acquistare il biglietto di andata verso una città, ed il biglietto di ritorno da una meta differente. Niente prenotazioni per quanto riguarda il mangiare, né il dormire né tantomeno per i trasporti intermedi. Ogni anno, a cavallo tra novembre e dicembre, so dove atterro, so da dove tornerò a casa, ma nel mezzo c’è solo il mistero.

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Il solito giovedì sera

È il solito giovedì sera, c’è la solita festa latina. L’afoso caldo dei tropici sta a pennello con quelle note che sanno di appiccicoso. Il locale è affollato, rendendo tutto ancora più vischioso. Scivoloso. “Oso” scorre sensuale tra le gocce di sudore dei ballerini, chi più chi meno capace, ma tutti lì per divertirsi. La bachata è fatta per essere ballata in coppia, per stringersi le mani, le gambe, i corpi, le mani di lei che si mischiano alla traspirazione sul collo di lui, le dita di lui che si inzuppano sulla maglietta di lei. Schifoso.

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Il mio viaggio nella scrittura

Come nasce un libro?

Più che una pagina di ringraziamenti, questa vuole essere la storia de “L’amuleto di giada”: tre libri che hanno colorato diversi anni della mia vita, da quel pomeriggio durante il secondo anno di università. Era una giornata di primavera e io ero nella cameretta di un appartamento condiviso con altre tre ragazze e riflettevo su una storia che volevo scrivere da anni. Ho aperto il PC e ho buttato giù la bozza di quattro capitoli del tutto diversi da quelli a cui stavo pensando e da quelli che sarebbero poi stati pubblicati, tranne per l’incipit: quello era lo stesso della mia immaginazione e ora è lì sulla carta del primo romanzo.

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Percorrere il mondo assieme al mondo

C’è una parola che mi terrorizza: vacanze.

Sono quelle tre settimane che si aspettano a lungo, come se nelle restanti quarantotto non si vivesse per davvero. Si attendono come un sogno, un regalo, le si prenotano mesi prima con pacchetti extra-lusso all inclusive. Le si adorano immolandole grosse somme e le si trascorrono sdraiati a risposarsi, a lasciar andare via lo stress accumulato nelle altre quarantotto. E quanto sono belli, splendenti, profumati e gioioso quei ventuno giorni! Ci si può vantare di aver sentito la sabbiolina del Mediterraneo sotto la schiena, o di aver visto panorami e belve lontani, protetti in una scatola su ruote, o di aver navigato i sette mari dalla bella vista di una piscina su un palazzo acquatico.

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La nostalgia del viandante

Dopo anni torna in un un luogo che un tempo ritenne casa.

Tutto è uguale, i suoni, gli odori, l’aspetto. La vita delle persone gli scorre davanti come se fosse un film, un film in cui visse allora ma del quale, adesso, è solo spettatore. Era casa sua eppure, nonostante nulla sia cambiato, non lo è più. I suoi passi riconoscono con sicurezza ogni via, le sue orecchie ricordano ciò che fu, la sensazione del focolare è costantemente soffocata da quella dello straniamento.

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La strega era morta

La strega era morta

La strega era morta. Nessuno l’aveva mandata al rogo, nessuno l’aveva condannata. Tranne se stessa: la strega si era uccisa da sola.

Eris aveva visto il corpo penzolare dal cappio, con il viso tumefatto e la lingua di fuori. Gli occhi strabuzzati guardavano di sbieco il mondo, come per maledirlo per l’eternità.

«La strega è morta!» Aveva gridato qualcuno. La strega non era stata condannata da nessuno, la strega era morta di solitudine.

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Raccontiamo

Un nuovo anno è appena iniziato e, insieme, un nuovo progetto: questo blog, un piccolo angolo nel quale raccogliere storie: storie di viaggi, storie di vite, storie inventate. Qualsiasi tipo di storia, l’importante è raccontare. Perché? Perché leggere, come viaggiare, espande il mondo e scrivere, come fotografare, è far espandere il mondo altrui.

Narrare è necessario all’uomo tanto quanto lo è il cibo, è una delle cose che sappiamo fare da sempre, da quando abitavamo nelle caverne. Tramandiamo le storie dei nonni dei nonni dei nostri nonni e via dicendo in ogni forma: racconti epici, ballate, romanzi, canti, tradizioni, dipinti, ricordi.

E viaggiamo, emigriamo, ci spostiamo, da ancor prima di imparare a raccontare. Viaggiamo con il corpo, muovendoci, e  viaggiamo con lo spirito, ascoltando.

In questo spazio ho voluto unire ciò che facciamo da sempre.

“I libri (…) sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.”

Italo Calvino – Se una notte d’inverno un viaggiatore