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Il mio viaggio nella scrittura

Come nasce un libro?

Più che una pagina di ringraziamenti, questa vuole essere la storia de “L’amuleto di giada”: tre libri che hanno colorato diversi anni della mia vita, da quel pomeriggio durante il secondo anno di università. Era una giornata di primavera e io ero nella cameretta di un appartamento condiviso con altre tre ragazze e riflettevo su una storia che volevo scrivere da anni. Ho aperto il PC e ho buttato giù la bozza di quattro capitoli del tutto diversi da quelli a cui stavo pensando e da quelli che sarebbero poi stati pubblicati, tranne per l’incipit: quello era lo stesso della mia immaginazione e ora è lì sulla carta del primo romanzo.

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Romanzo: Memorie – La Serenissima tradita

A distanza di 5 anni dalla pubblicazione del primo volume della trilogia de “L’amuleto di giada” ecco fresco fresco di stampa l’ultimo: Memorie.

Sinossi:

2018: una donna scomparsa da tempo riappare in Campo San Tomà, a Venezia, con indosso abiti del Settecento, provocando sgomento in chi la credeva oramai morta. Lei stessa non ha memoria di dove abbia trascorso gli ultimi 8 anni, fino a quando una tomba nel cimitero sull’isola di San Michele le ricorda cosa le sia successo. Si ritroverà davanti a un bivio: ritornare al suo passato nonostante i pericoli o continuare la propria vita ora che, finalmente, è a casa?

1793: sulla Serenissima Repubblica incombe l’ombra di Napoleone. La “regina di quattordici secoli” è al suo epilogo: sullo sfondo del declino di Venezia prima dell’arrivo di francesi e austriaci, si snodano le trame di chi vuole salvarla e di chi, invece, inneggia al progresso e alla rivoluzione; di chi ha perso tutto e prova a ritrovare la speranza e lo scopo della propria esistenza e di chi, invece, la vive fin nel dolore e nella felicità più profondi.

Terzo e ultimo capitolo de “L’amuleto di giada”, “Memorie” narra della caduta di una gloriosa Repubblica e dell’esistenza di tutti noi, allora come oggi.

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In ogni libreria

Un viaggio sull’altopiano tibetano, il tetto del mondo, alla scoperta del monastero di Shangri-la.

Shangrila

Articolo originale pubblicato per “Gli scrittori dell porta accanto”

Se vi dicessero che in un luogo lontano da qui esiste un mondo nel quale il tempo può essere rallentato, cosa fareste? È questo quello che si chiede Conway, il giovane console dell’Impero Britannico, ne L’orizzonte Perduto (titolo originale Lost Horizon) di James Hilton.
In questo breve romanzo del 1933, l’autore inglese narra le avventure di Conway e dei suoi tre compagni per caso, Miss Brinklow, una suora missionaria, Barnard, un ricercato americano, e il Capitano Mallinson, vice-console; una storia apocrifa in cui la voce narrante, personificata da Rutherford, ci riporta le memorie raccontate dal console prima della sua amnesia.

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Stranezze della natura, Danxiashan, Guangdong, Cina

Dove fu concepito il mondo

Chi visita la Cina, di solito, predilige le grandi città o i luoghi naturali più famosi, ma sono pochi quelli che si lasciano trasportare dalla bellezza tropicale del Sud, con i suoi banani e le palme, le montagne carsiche in Guangxi 广西, le rocce frastagliate in Hunan 湖南, i parchi geologici dalle forme più strane, come il parco di Danxiashan 丹霞山 nel Guangdong 广东.

 

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Un giorno a Macao

Macao: sogno d’Oriente e incenso

A volte, quando si ha nostalgia di casa, per chi si sente più europeo che italiano come me, c’è solo una cosa da fare: scappare dalla Cina e dall’Oriente per rifugiarsi, un pomeriggio, tre le bellissime viuzze portoghesi di Macao. Da Canton vi si arriva in solo un paio d’ore di treno o autobus (80 rmb il treno – circa 10 euro – , 30 rmb il bus – circa 4 euro -), da Hong Kong in un’ora di traghetto (200 HKD, circa 25 euro). Inoltre, dall’anno scorso le due ex-colonie sono unite dal ponte più lungo del mondo. Per chi viene dalla Terraferma, una volta passato il confine nella città costiera di Zhuhai, si viene accolti da scritte neolatine e una porta in stile neoclassico.

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Le montagne di Avatar a Zhangjijajie, Cina

One step to Heaven – A un passo dal Paradiso

Nel Sud-est della Cina, dove la natura si è già lasciata alle spalle le sembianze da dipinto di epoca Song, con i monti rocciosi persi tra nuvole ricciolute e cedri che sbucano sull’infinito, Madre Terra prende forme tanto impensabili che registi come Cameron hanno deciso di girarvi film ambientati su altri pianeti: ciò accade nel Parco Nazionale Forestale di Zhangjiajie 张家界国家森林公园, non lontano dall’omonima città, nella provincia dello Hunan 湖南.

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Viaggio in Hunan, Cina: la funivia più lunga del mondo

Tianmen Shan: viaggio oltre le nuvole, la Cina incredibile

Se vi è mai capitato di vedere video di una funivia che sale fin dentro le nuvole o di gente terrorizzata che viene trascinata su un ponte di vetro sospeso sul nulla, dovete sapere che questo posto esiste ed è in Cina ovviamente, dove si dilettano a creare le cose più estreme. Nel Sud Ovest del Paese, nella provincia dello Hunan 湖南, al confine con la provincia del Guangxi 广西, nella sperduta cittadina di Zhangjiajie 张家界si possono provare esperienze forti nel parco di Tianmenshan 天门山 – La montagna delle porte celesti – fuori della città di Zhangjiajie, da non confondersi con il Parco Nazionale Forestale di Zhangjiajie a Wulingyuan 武陵源, ovvero il parco di Avatar (a 40 km da qui).

Fenghuang – La Cina immaginaria

Viaggiare in Cina

L’ideale che si ha della Cina è quello romantico di pagode in legno e tetti con gli angoli all’insù, di gente cordiale e sorridente che vive con poco. Niente di più lontano dalla realtà e questo è stato il mio primo grande trauma nel Regno del Centro la prima volta che vi sono arrivata sei anni fa: orde di persone che spingono per arrivare per primo – arrivare dove non lo so – i grattacieli più alti del mondo (eh, sono salita fino al 99 esimo piano!), treni che viaggiano a 400 km orari e coprono la tratta Pechino-Shanghai in 4 ore (il prossimo weekend festa a Shanghai?), e squallidi quartieri grigi con palazzi arrugginiti e le grate alle finestre. Eppure è ancora possibile trovare scorci rimasti immacolati: i parchi nazionali sull’altopiano tibetano a 3000-4000 metri d’altitudine, le dune del deserto del Gobi, la maestosa Muraglia cinese, i parchi geologici con le rocce dalle forme più strane, i monti alieni da cui Cameron ha preso ispirazione per il suo film “Avatar” e borghi dell’epoca Ming, come Fenghuang 凤凰.

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Cina: viaggio a Guilin

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Il posto più bello sotto il cielo – Guilin

Nel Sud-est della Cina, al confine con il Vietnam e il Laos, tra le province del Guangdong, Hunan e Guizhou, c’è il piccolo e (relativamente) poco abitato Guangxi, terra tropicale e montagnosa. Con capitale Nanning, dalla quale si possono prendere autobus diretti al Vietnam, il Guangxi è famoso sin dall’antichità per la sua natura selvaggia e particolare e, soprattutto, per le sue rocce carsiche.

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Viaggio in Kansai: tra cervi, onsen e templi

La regione centrale del Kansai è una delle più visitate del Giappone, con Kyoto, Osaka e Kobe. Eppure oltre a queste famosissime città c’è molto altro da vedere. Non lontano da Kyoto, per esempio, c’è il lago più grande del Paese, il lago Biwa (il nome deriva dalla sua forma simile al liuto cinese, il p’i p’a).

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Viaggio in Giappone: impressioni

Passi una vita a studiare la Cina, a leggere libri sul Sud-est asiatico, a fare yoga e a viaggiare per l’Asia, ignorando quel lontano arcipelago posto alla fine del mondo, diverso da ogni altro luogo sulla faccia della Terra: diverso dai paesi estremo-orientali, sebbene fisicamente vi assomigli; diverso dagli Stati Uniti, sebbene ne emuli molti aspetti; diverso dall’Europa, sebbene vi abbia preso spunto per l’esercito e la tecnologia. Un giorno, per caso, hai due settimane di ferie e un amico in Giappone e allora prendi un aereo e vai a visitare quel luogo che hai sempre ignorato: il Paese del Sol Levante.

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Viaggio in Laos 3: le 4000 isole

* Memorie di viaggio * Dove si viene per essere dimenticati: le 4000 isole

Dopo Champasak, l’ultima tappa del Laos è stata Siphan Don, le 4000 isole, la maggior parte delle quali affiora soltanto durante al stagione secca. Un furgoncino mi ha portato, insieme a vari backpackers, in questo paradiso nel mezzo del Mekong, nell’estremo sud del Laos e al confine con la Cambogia, un luogo abbastanza turistico ma ancora incontaminato. Per quanto ancora? La ricchezza del Laos sta proprio in questo: in pochi ci vanno, tutti preferiscono la Thailandia e, da qualche anno, la Cambogia e il Vietnam. Forse dovrei tenermi questa perla orientale per me, ma non resisto. In Laos ci si sente più vivi che altrove, e allora lo racconto.

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Viaggio in Laos 2: navigando sul Mekong

* Memorie di viaggio * Da Luang Prabang a nord alla capitale Vientiane, e poi di nuovo in viaggio verso sud.

Il terminal dei voli nazionali di Vientiane è costituito da un ingresso con 6 banchi per il check-in al piano terra, due banchetti con caffè e snacks, una saletta d’attesa con le sedie in plastica al piano superiore, un baretto che vende croissant dalla consistenza cartacea e un unico gate. Continue reading…

Viaggio in Laos 1: un regno di bronzo

*Memorie di viaggio* Il Regno di un milione di elefanti: Laos

Scrivo all’ombra del That Luang, lo stupa dorato che contiene l’osso del Buddha: il simbolo del Laos, il simbolo di questa piccola, lontana, sconosciuta nazione, una perla di purezza nel frenetico Sud-est.

Il mio amato Mekong

Luang Prabang, un posto dove non si può essere tristi

Da Hong Kong ho preso un volo per Kuala Lumpur, in Malesia, e poi un altro per Luang Prabang nel nord del Laos. La pista d’atterraggio del piccolissimo aeroporto è immerso nella foresta tropicale, come la cittadina stessa, distesa placida sulla penisola dove si incontrano il Mekong e il Nam Khan, due fiumi bronzei che scorrono ai piedi di colline ammantate da vegetazione e terra rossa.

Luang Prabang, patrimonio Unesco, è un agglomerato di gioia e serenità tra due corsi d’acqua sulle cui sponde ci si può riposare, mangiare una tom yum soup ai gamberi e scrivere in pace. Il piccolo centro urbano è vivo e colorato, popolato da monaci in sai arancio, coloratissimi templi in stile “sim”, bassi e larghi e con i tetti bassi, un bellissimo palazzo reale e una collina sulla cui sommità si può ammirare il sole scendere oltre i monti del nord, alle spalle del Mekong. Un posto dove non si può essere tristi.

 

Scorci di Laos

In giro per angoli sconosciuti

Il Laos è proprio come lo immaginavo dai racconti di Tiziano Terzani, un mondo ramato incorniciato da impenetrabili piante dalle foglie larghe che accolgono il calore e le piogge abbondanti, e decorato qui e lì da wat (templi) scintillanti che narrano le gesta del Buddha. Nel Haw Kham, il palazzo reale/museo, si può entrare solo scalzi e con le spalle coperte, come fosse un tempio, e lì si rivive la storia del Laos, con il guardiano che, a fine visita, ti invita a fare un pic-nic con tutta la famiglia.

Tu declini e ti perdi per quelle quattro stradine che creano una città, sali quei balconi di legno affacciati sul Mekong e sul Nam Khan, saluti una signora che vende uccellini per farli volare nell’aria all’ora del tramonto, scali il piccolo Monte Phousi e ti fai largo tra la folla di abitanti e turisti che ogni sera, alla stessa ora, si raccolgono nello stesso posto, a ridosso dello stupa in cima, e fotografano il cielo che infiamma su tutta la campagna oltre il Mekong, brucia le foglie larghe che in inverno non accolgono nessuna acqua, solo stille porpora del sole che si ritira a ovest, e gli uccellini finalmente liberi sorvolano Luang Prabang, poi lontano verso il rosso più intenso.

Calata la sera, la lenta città si risveglia in un colorato e rumoroso night market, dove si vendono tessuti laotiani, borsette, oggetti d’artigianato, cobra e scorpioni sotto spirito (l’assaggio è gratuito!) e fantastico cibo vegetariano e leggero, che è una coccola per stomaco e fegato dopo mesi di Cina e mensa universitaria.

Il tramonto da Wat Phu

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Esplorando i dintorni

Il giorno seguente, in scooter, siamo andati a visitare le zone circostanti. Nonostante la scomodità delle strade di terra battuta, la vista era spettacolare, soprattutto nei luoghi in cui la foresta si apre su fiumi che si snodano tra i monti, immersi ancora nella terra rossa e nel verde intenso e polveroso, verso l’infinito, come una scena cinematografica di posti lontani ed esotici, inconquistabili. E noi eravamo dentro quel film.

La nostra prima tappa era il sito di pellegrinaggio di Pak Ou. Le grotte si raggiungono con una breve traversata sul fiume e, nel punto in cui il Mekong incontra il fiume Nam Ou, sono scavate nella scogliera a 50 metri d’altezza per contenere più di 4000 Buddha in tutte le posizioni, dal Buddha in meditazione, a quello sdraiato, a quello compassionevole. La grotta principale è così buia che bisogna seguire una guida o portarsi una torcia.

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Sporchi della polvere della strada dissestata, come seconda tappa abbiamo scelto di tuffarci nel turchese delle fredde piscine naturali delle cascate di Khuang Si, nel mezzo della foresta, la quale ospita anche una piccola riserva di orsi. Dopo il bagno e il faticoso trekking (per chi non è allenato) fin sulla sommità del dirupo per osservare il salto di 50 metri dell’acqua, abbiamo comprato delle noci di cocco gigantesche e siamo stati al sole a berne il succo con la cannuccia. Proprio come nelle migliori cartoline.

Le cascate di Kuangsi

Vientiane, la capitale del Laos

Da Luang Prabang a Vientiane, la trafficata capitale del Laos, ci vogliono 11 ore di autobus tra montagne e tornanti. Mi ha fatto compagnia una coppia di anziani malesi, dalla colazione che mi hanno offerto fino a quando non sono entrata in ostello, perché non sapevano dove andare a dormire.

Oggi, dopo aver salutato i due malesi, sono in giro per Vientiane e per i suoi opulenti templi con pittoresche scene dei testi sacri dipinti sulle pareti dentro e fuori. Ho fatto colazione con un professore di filosofia della Federico II di Napoli conosciuto per caso mentre visitavamo lo stesso tempio. Come dice Confucio “Il mondo è piccolo”. Tra una chiacchierata e un succo di mango (la mia droga) mi riposo all’ombra dei templi in stile “vihan”, alti e slanciati, così diversi da quelli di Luang Prabang, però forse meno vivi. Vientiane è una città quasi moderna, con il suo traffico e la sua velocità, e i monaci più giovani sono persi nello schermo dello smartphone; è così diversa dalla lenta e sonnolenta Luang Prabang, romantica, inglobata dalla natura, polverosa, d’oro e di bronzo. A Vientiane caos e progresso riprendono il sopravvento, ma la spiritualità impregna ancora l’aria.

Il Tat Luang, simbolo del Laos

Il Buddha sdraiato

Assisto ai tramonti più belli del mondo

È gennaio, la stagione secca, fa caldo e il sole picchia, ma soffia una dolce brezza che accarezza le mie ispirazioni. A Vientiane ho visitato il museo di storia, dove è possibile conoscere gli accadimenti del Regno di un Milione di Elefanti, osservare un paio di giare di pietra, le misteriosi costruzioni monolitiche della Piana delle Giare, e inneggiare al Partito Socialista Laotiano (neanche fossi tornata a Pechino).

Una misteriosa giara monolitica

Poi il sole sta di nuovo per calare, e in Laos i tramonti non si possono perdere. La capitale è fiancheggiata dal Mekong e sull’altra sponda c’è la Thailandia, dove il sole va a nascondersi dopo aver dipinto di rosso le costruzioni moderne, i templi antichi, il vivace night market. In questa terra i tramonti sono così intensi, così rossi, ogni sera la buonanotte è passionale e sulle sponde del fiume si raccolgono amici ed amanti per vestirsi di amaranto.

Un regno di rosso e di bronzo è il Laos, il Regno di un milione di Elefanti.

 

 

Cosa vedere a Luang Prabang e dintorni:

  • Haw Kham, il palazzo imperiale e museo;

  • Mount Phousi (e il tramonto dalla cima!);

  • Pha Tad Ke, il giardino botanico;

  • Vat Xieng Toung, il tempio più antico;

  • Camminare per le stradine per visitare le decine di templi diversi;

  • Passeggiare e rilassarsi lungo le sponde del Mekong e del Nam Kham;

  • Il mercato notturno.

  • Le grotte di Pak Ou;

  • Le cascate di Kuang Si;

  • Elephant village and sanctuart;

  • Tat Kuang Si Bear Rescue Centre;

  • Le cascate di Tad Sae;

  • Le cascate di Tad Thong;

Cosa vedere a Vientiane e dintorni:

  • Museo Nazionale del Laos;

  • Patuxai (ovvero l’arco di trionfo);

  • Wat Si Saket, il tempio più vecchio della città;

  • Black Stupa;

  • That Luang;

  • Wat Si Muang;

  • Il mercato notturno;

  • Il tramonto sul Mekong;

  • L’inquietante Buddha Park;

  • Farsi fare un massaggio Lao.

Gennaio 2017

Continua a leggere del Laos: navigando sul Mekong o le 4000 isole a Sud

 

Percorrere il mondo assieme al mondo

C’è una parola che mi terrorizza: vacanze.

Sono quelle tre settimane che si aspettano a lungo, come se nelle restanti quarantotto non si vivesse per davvero. Si attendono come un sogno, un regalo, le si prenotano mesi prima con pacchetti extra-lusso all inclusive. Le si adorano immolandole grosse somme e le si trascorrono sdraiati a risposarsi, a lasciar andare via lo stress accumulato nelle altre quarantotto. E quanto sono belli, splendenti, profumati e gioioso quei ventuno giorni! Ci si può vantare di aver sentito la sabbiolina del Mediterraneo sotto la schiena, o di aver visto panorami e belve lontani, protetti in una scatola su ruote, o di aver navigato i sette mari dalla bella vista di una piscina su un palazzo acquatico.

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Sul tetto del mondo: Tibet Amdo, parte seconda: (settimana d’oro III)

*Memorie dall’Asia* Sul tetto del mondo: Tibet Amdo parte seconda

Leggi la prima parte qui

Dal Lanzhou alle Grotte Buddhiste di Binglingsi, dal Fiume Giallo all’altopiano di tibetano fino al mostero di Labrang e alla steppa di Sanke. Infine, da Langmusi a…

Il pomeriggio del quattro ottobre lo abbiamo trascorso a Huanglong 黄龙, la Valle del Dragone Giallo. Per raggiungerla abbiamo oltrepassato valichi alti 5000 metri. Eravamo sul tetto del mondo! Poi siamo scesi poi a quota 3500 circa per visitare Huanglong, una valle immersa nel verde e costellata di piscine naturali dall’incredibile colore celeste, acqua che era quasi aria.

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Parte prima: Sul tetto del mondo: Tibet Amdo (settimana d’oro II)

*Memorie di viaggio* Sul tetto del mondo: Tibet Amdo (parte prima)

3131,2 km dopo…

Sono in aereo, dopo 3131,2 km percorsi via terra in nove giorni. Nove giorni, di cui uno più bello dell’altro, su, su fino in Paradiso.

Da Lanzhou 兰州, capitale del Gansu 甘肃, abbiamo raggiunto in autobus la prefettura tibetana autonoma Xiahe 夏河, a 3000 metri sul livello del mare, un’incantevole cittadina abitata in maggioranza da tibetani, ma con le bandiere della Repubblica Popolare cinese. Non sia mai ci dimenticassimo di dove siamo…

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Viaggio in Gansu (Settimana d’oro I)

*Memorie dall’Asia* Lanzhou: il fiume giallo e il buddhismo nel canyon di Liujiaxia

Lanzhou: la città più inquinata del pianeta

Dopo 19 ore di viaggio e una (quasi) bella dormita nella cuccetta di un treno, mi sono risvegliata a Lanzhou 兰州, la città più inquinata del pianeta e capitale del Gansu 甘肃, schiacciata tra due catene montuose e distesa lungo il bronzeo Fiume Giallo 黄河. Antica città commerciale sulla Via della Seta, è tutt’ora un crocevia di diverse culture con le sue moschee e gli Hui 回民 – l’etnia musulmana – i templi lamaisti, le grotte buddhiste e, soprattutto, il triste, squallido aspetto tipico delle città cinesi contemporanee.

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